Problemi della transizione 1984
L ’ ultimo Sartre
filosofo francese, evitare di considerare il particolare e il soggettivo come semplici effetti del caso (cfr. CRD, I, 52) — ciò che non solo non riesce a He gel, ma nemmeno, per Sartre, al marxismo contemporaneo — , e, al tempo stesso, non dimenticare — come Kierkegaard — «l ’ uomo concreto nella sua realtà oggettiva» (CRD, I, 23), cioè l ’ uomo in quanto caratterizzato dall ’ in serimento nel mondo e dal permanente rapporto con gli altri e con la Storia. Naturalmente, afferma Sartre, «non si tratta per noi, come si è preteso trop po spesso, di “ rendere all ’ irrazionale i suoi diritti ” ma, anzi, di ridurre la componente d ’ indeterminazione e di non-sapere; non di respingere il mar xismo in nome di una terza via o d ’ un umanismo idealista, ma di riconqui stare l ’ uomo all ’ interno del marxismo» (CRD, I, 68). Il concetto di universale singolare intende quindi indicare insieme il farsi singolare dell ’ universale e il divenire universale del singolare, l ’ uomo come singolarità universalizzata e come universalità singolarizzata. Scrive Sartre: «Un uomo non è mai un individuo; meglio varrebbe chiamarlo un universale singolare', totalizzato, e per ciò stesso universalizzato, dalla sua epoca, la rende a sua volta universale riproducendosi in essa come singolarità. Univer sale grazie alla singolare universalità della storia umana, singolare mercé la singolarità universalizzante dei suoi progetti, chiede di essere simultanea mente studiato dai due opposti punti di vista» (IF, I, 7-8). Ciò che tale con cetto implica è dunque al tempo stesso il condizionamento del singolare da parte dell ’ universale («l ’ universale come il generatore della singolarità», US, 73; la Storia «condiziona rigorosamente», US, 164), e il superamento di que st ’ ultimo mediante una totalizzazione personalizzante che lo particolarizza («attraverso la necessità dell ’ ancoraggio, non vi è incarnazione dell ’ universa le se non nell ’ irriducibile opacità del singolare», US, 155; ogni persona «sin golarizza la Storia intera», US, 159; «l ’ universale entra nella storia come sin golare», US, 159). In esso sono così coinvolte tutte le nozioni dell ’ ultimo Sartre: dal «vissuto» (ridefìnizione e ritematizzazione del pre-riflessivo, di cui può indicare le articolazioni e la dinamica interna) alla dialettica di interiorizzazione-esteriorizzazione («la vera dialettica fra soggettivo e ogget tivo», CRD, I, 81), dal nesso (pur esso dialettico) di costituzione- personalizzazione ai due inscindibili momenti metodologici della regressio ne e della progressione. La conclusione del saggio del 1964 su Kierkegaard esprime bene la linea problematica su cui intende muoversi Sartre. Scrive in fatti: «Kierkegaard e Marx: questi morti-viventi condizionano il nostro anco raggio e si fanno istituire, una volta scomparsi, come nostro avvenire, come nostro compito futuro. Come concepire la Storia [l ’ universale come totaliz zazione in corso e insieme di “ strutture generali di avviluppamento ” ] e il transistorico [ “ la singolarità irriducibile di ogni uomo nei confronti della Storia, la quale tuttavia lo condiziona rigorosamente ” ]... così da scoprire in ogni occasione, indissolubilmente legate, la singolarità dell ’ universale e l ’ universalizzazione del singolare?» (US, 164). Ma su questa domanda, per quanto riguarda il tema dell ’ universale singo lare ci fermiamo. In questa sede, come abbiamo detto, intendiamo soffer marci sul secondo tema indicato all ’ inizio, quello del pratico-inerte. A que sto scopo può essere di aiuto il libro che Franco Fergnani ha dedicato a Sar tre 2 , un contributo certamente importante alla riconsiderazione dei temi cruciali della filosofìa sartriana in una prospettiva aperta e pluridimensiona le, e strumento utilissimo al fine di penetrare la complessità del filosofo fran cese, ma che tuttavia non appare su questo punto del tutto persuasivo. Il di
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