Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

oggetti del lavoro, sul terreno seriale e come modo seriale di coesistenza. A questo livello, scopriamo un ’ equivalenza fra la praxis alienata e l ’ inerzia la vorata e chiameremo pratico-inerte l ’ ambito di tale equivalenza. Contro il pratico-inerte e l ’ impotenza, vedremo sorgere il gruppo come secondo tipo di assembramento idalettico». Ci sono tuttavia passi in cui si può cogliere con più chiarezza ciò che con tale termine intende Sartre. Uno di questi passi è il seguente: «Il campo pratico-inerte non è un nuovo momento della dia lettica universale, ma la pura e semplice negazione delle dialettiche da parte dell ’ esteriorità e della pluralità \

3 Cfr. anche CRD, I, 441-3; scrive tra l ’ altro Sar tre: «Non appena la molteplicità diventa indefi nita (nel senso pratico e seriale), il moltiplicarsi delle azioni e delle repliche trova la sua unifica zione nell ’ oggetto che si pone per sé come nega zione di ciascuno da parte di ciascuno (o, più tar di, come oggetto comune)... Bisogna dunque ri comporre in ogni caso l ’ insieme delle strutture seguenti secondo la regola del processo particola re onde avere gli schemi di intelligibilità cercati: 1) il rapporto univoco d ’ interiorità in seno alla li bera praxis come unificazione del campo; 2) il rapporto equivoco di una molteplicità d ’ attività pratiche ciascuna delle quali vuole rubare la li bertà delle Altre mediante le trasformazioni che fa subire all ’ oggetto (le pratiche sono nello stesso tempo relazioni reciproche negative, dunque re lazioni d ’ interiorità, e, per mediazione dell ’ og getto inerte, relazioni indirette d ’ esteriorità); 3) la trasformazione d ’ ogni libera praxis (in quanto assorbita e resa dall ’ oggetto) in exis\ 4) la trasfor mazione inevitabile di ogni exis della Cosa lavo rata in attività passiva attraverso la libera praxis

di un Altro, chiunque sia, i cui progetti e la cui prospettiva altri-, 5) la trasformazione di qualcuno in passività attiva grazie all ’ attività pas siva dell ’ oggetto, non per una metamorfosi della sua realtà organica ed umana ma per la spietata trasformazione di se stesso in Altro, che si realiz za con le sue mani e sotto le sue mani quando produce l ’ oggetto (in quanto i sensi molteplici dell ’ oggetto, le sue esigenze e i significati che as segna al proprio produttore sono prefabbricati da altre attività o da altri oggetti prodotti con tali at tività)» (CRD, I, 441-2).

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