Problemi della transizione 1984

L ’ ultimo Sartre

sivo mio] con la materialità», «il tipo d ’ azione passiva che la materialità eser cita, in quanto tale, sugli uomini e sulla loro Storia, ritorcendo contro di loro una praxis sottratta sotto forma di contro-finalità». E continua: «Su questo insisteremo di più: la Storia è più complessa di quanto non creda un certo marxismo semplicista, l ’ uomo non deve lottare soltanto contro la Natura, contro l ’ ambiente sociale che l ’ ha generato e contro altri uomini, ma anche contro la propria azione in quanto diventa altra. Questo tipo di alienazione primitiva [corsivo mio] si esprime attraverso altre forme di alienazione, ma è indipendente da esse e anzi serve loro da fondamento. Insomma scopriamo qui l ’ anti-/>raxA permanente come momento nuovo e necessario della pra xis» (CRD, I, 250). Ora, sembra possibile affermare che questo «tipo di alie nazione primitiva» — che diversamente da quanto pensa Fergnani (p. 183, n. 16) non va distinto dalla reificazione — non è altro che il pratico-inerte, e presuppone tutte le sue condizioni di possibilità, materialità, controfinalità ma anche molteplicità delle praxis, perché, come ancora scrive Sartre, «consi derato in se stesso, nella semplice e libera attività, un individuo ha bisogni, desideri, è progetto, realizza fini con il lavoro; ma in tale stato di fittizia astrazione» (CRD, I, 319), non è alienato. «Solo nel rapporto concreto e sin tetico — aggiunge altrove — fra l ’ agente e l ’ altro con la mediazione della cosa e fra l ’ agente e la cosa con la mediazione dell ’ altro, potremo trovare i fondamenti d ’ ogni alienazione possibile» (CRD, II, 200 n. 8). In quanto è il pratico-inerte nella sua struttura formale, questa alienazio ne è per definizione storicamente indeterminata. «Perché la società storica — scrive Sartre — si autoproduca attraverso le lotte di classe, è appunto necessa rio che la praxis separata da essa ritorni agli uomini come realtà indipenden te e ostile, non solo all ’ interno del processo capitalista ma anche ad ogni mo mento del processo storico. Marx ha mostrato le condizioni materiali della comparsa del Capitale, forza sociale che finisce per imporsi agli individui co me forza antisociale. Ma si tratta di fare l ’ esperienza concreta delle condizio ni generali e dialettiche che determinano, nei rapporti fra uomo e materia, un capovolgimento definito, come momento del processo complessivo e, in tale momento definito, il dominio sull ’ uomo della materia (di questa mate ria già lavorata) attraverso la praxis altrui e la propria praxis, in quanto Altra, come risultato necessario del dominio dell ’ uomo sulla materia: solo all ’ inter no di tale complesso di relazioni dialettiche si costituisce la possibilità del processo capitalista come uno dei momenti storici possibili dell ’ alienazione» (CRD, I, 277). Lo stesso discorso si può ripetere a proposito dell ’ «antipraxis di blocco» di cui parla Fergnani. Egli intende con «blocco» il «legame di “ simbiosi ” de scritto nella Critica tra l ’ oggetto lavorato e l ’ agente vincolato ad esso in un rapporto di etero-significazione» (p. 199), e con l ’ intera espressione «antipra- xis di blocco» «il livello più elementare di oggettivazione alienata, quel piano-base dell ’ “ alienazione primitiva ” che, secondo la linea di lettura fin qui seguita, è da ravvisarsi nel momento del ritorcersi dell ’ azione oggettiva- ta, nel potere di risucchio e di asservimento del pratico-inerte e, fuor di me tafora, nella capacità di quest ’ ultimo di esercitare una pressione desoggetti- vizzante»(p. 199). In questo contesto Fergnani cita, senza approfondirne il significato, una frase di Sartre che fa riferimento a un ’ importante nota della Critica. Scrive Fergnani «Sappiamo che c ’ è una virtualità alienati va la quale trova la propria origine nel “ rapporto univoco d ’ interiorità che unisce l ’ uomo al suo ambien

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