Problemi della transizione 1984
L ’ ultimo Sartre
sociali autonomi) come possibilità di una distruzione comune di tutti e come possibilità permanente per ciascuno che tale distruzione giunga a lui dalla materia tramite la praxis degli altri uomini» (CRD , I, 253). La penuria è, in altri termini, per Sartre, «la negazione in partenza»', nel regime della penu ria, la negazione dell ’ uomo da parte dell ’ uomo è, «ripresa e interiorizzata dalla praxis, la negazione dell ’ uomo da parte della materia in quanto orga nizzazione del suo essere fuori di sé nella Natura» (CRD, I, 276). Si può così comprendere anche la distinzione sartriana, o meglio l ’ interpretazione sar- triana della distinzione di Marx, tra «preistoria» (o regno della necessità) e «storia» (o regno della libertà). Scrive Sartre: «almeno fino a questo momen to della nostra preistoria, la penuria, qualsiasi forma assuma, domina tutta la praxis. Bisogna quindi comprendere in pari tempo che la disumanità dell ’ uomo non deriva dalla sua natura, che, lungi dall ’ escludere la sua uma nità, può solo concepirsi grazie ad essa, ma che, finché il regno della penuria non sarà finito, ci sarà in ogni uomo e in tutti una struttura inerte di disuma nità che si riduce in sostanza alla negazione materiale in quanto viene inte riorizzata» (CRD, I, 256). (E su questa base vanno, per Sartre, spiegate an che le contraddizioni nuove che nascono nelle società socialiste; cfr. CRD, I, 273 e 469). E chiaro allora come il pratico-inerte possa essere considerato da Sartre come un «luogo di violenze, di tenebre e di stregoneria» e come «realtà infernale» (CRD, I, 437), ma non è necessario che gli uomini l ’ avvertano sempre in questo modo (come può mostrare, per esempio, ciò che Lukàcs chiama «legalità di seconda natura»). 7. A questo punto mi sembra che si possa facilmente scorgere l ’ analogia formale tra pratico-inerte sartriano e feticismo marxiano, che, nel pensiero di Sartre, è un caso particolare di pratico-inerte. Certo non si deve pensare a una derivazione meccanica e diretta (senza mediazioni) del concetto sartria no da quello marxiano, e si deve riconoscere al concetto sartriano una sua «preistoria». Ma va tuttavia osservato che, per quanto riguarda il primo pun to, Sartre: a) fa più volte riferimento, direttamente o no, alla teoria del feti cismo di Marx («la teoria del feticismo, abbozzata da Marx, non è mai stata sviluppata»; «Marx ha mostrato le condizioni materiali della comparsa del Capitale, forza sociale che finisce per imporsi agli individui come forza anti sociale. Ma si tratta di fare l ’ esperienza concreta delle condizioni generali e dialettiche che determinano... il dominio sull ’ uomo della materia... attra verso la praxis altrui e la propria praxis, in quanto Altra»; «occorre dunque affrontare una teoria generale dei rapporti fra materia e praxis, nell ’ inevita bile ambito della penuria»; CRD, I, 65, 277, 276; cfr. anche 119, 307, 348), e b) comincia a parlare di pratico-inerte nella Critica e non prima, cioè sol tanto quando affronta il problema dei suoi rapporti col marxismo. Per quan to riguarda poi il secondo punto si deve tener presente che: a) una certa pro blematica della reificazione e del feticismo è già presente (seppure in forma idealistica) in un importante settore della cultura francese del primo nove cento (si pensi per esempio a Bergson, ma anche al giovane Sartre, come mo stra il suo scritto giovanile Le'gende de la vérité — Sartre aveva peraltro letto nel 1925 Videologia tedesca e 11 Capitale*}, ed «era nell ’ aria» (anche per merito di Bergson) nella cultura europea (come mostrano, per esempio, Sim- mel, Lukàcs e Heidegger — è nota peraltro la tesi di L. Goldmann sui rap porti Lukàcs-Heidegger); b) tutto questo, e una certa tematica che si può tro vare anche in L'étre et le néant (per es. il tema del «vischioso»), può costitui re una «preistoria» del concetto di pratico-inerte; ma occorre allora indivi -
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