Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

duare che cos ’ è che fa passare dalla preistoria del concetto al concetto stesso: questo salto, infatti, sembra essere prodotto da qualcosa che ancora proviene da Marx e dal marxismo (non senza mediazioni, come mostra, per esempio, l ’ influenza su Sartre di Merleau-Ponty, soprattutto di Humanisme e ter- reur™ , come lo stesso autore di L ’ ètre et le néant testimonia 11 ), e precisa- mente dal fatto di collocare finalmente al centro dell ’ interesse filosofico la storia e la socialità, e quindi la dialettica e la materialità come mediazione. Scrive Sartre: «La scoperta fondamentale dell ’ esperienza dialettica, lo ricordo subito, è che l ’ uomo è “ mediato ” dalle cose nella misura in cui le cose sono “ mediate ” dall ’ uomo»; «ogni relazione delle cose fra di loro, in quanto si fanno mediazione fra gli uomini, viene rigorosamente condizionata dalle re 8 Su questa questione cfr. C. PlANCIOLA, La rei ficazione della coscienza nei primi scritti di Sar tre, in «Rivista di Filosofia», n. 1, gennaio-marzo 1966. 9 Nella sua prefazione del 1967 all ’ edizione ita liana di Storia e coscienza di classe (Sugar, Mila no 1967), G. L uk A cs , parlando del problema dell ’ estraneazione, che ritiene trattato in que st ’ opera «per la prima volta dopo Marx come questione centrale della critica rivoluzionaria del capitalismo, riconducendo alla dialettica hegelia na le sue radici storico-teoriche e metodologi che». osserva che «naturalmente questo problema era nell ’ aria»: «alcuni anni dopo passò al centro delle discussioni filosofiche per opera di Essere e tempo di Heidegger ed ancora oggi non ha per duto questa posizione, essenzialmente per in fluenza di Sartre, della sua scuola e dei suoi op positori» (pp. XXII-III). 10 Dove, tra l ’ altro, si può leggere: «Noi mo striamo che una azione può produrre qualcosa di diverso da ciò che perseguiva...»; «Non c ’ è una sorta di maleficio della vita collettiva?»; «Una dialettica il cui corso non è interamente prevedi bile può trasformare le intenzioni dell ’ uomo nel loro contrario...»; «ogni azione umana... si tra sforma nelle cose, non si riconosce in ciò che ha prodotto, e tuttavia non può sconfessarsi senza contraddizione»; «... quello scambio del sogget tivo e dell ’ oggettivo che costituisce il segreto dei grandi marxisti» (M. MERLEAU-PONTY, Umani smo e terrore, Sugar, Milano 1965 [pubblicato insieme a Le avventure della dialettica}, rispetti vamente pp. 54, 55, 107, 109, 79; cfr. anche p. 142 dove si cita L'ideologia tedesca}. Le stesse idee si ritrovano ne Le avventure della dialettica. Alle pp. 240-1, per esempio, dopo aver citato Marx («A mano a mano che... gli interessi perso nali s ’ autonomizzano in interessi di classe, la condotta personale dell ’ individuo si reifica, s ’ aliena necessariamente e sussiste allora senza di lui, come una... forza indipendente»; «le forze materiali si saturano di vita spirituale e l ’ esisten za umana s ’ abbrutisce (fino a diventare) una for za materiale»), Merleau-Ponty scrive: «Questo scambio, per cui le cose diventano persone e le persone cose, fonda l ’ unità della storia e della fi losofia... Il materialismo storico... è l ’ enuncia zione di uno stretto legame tra la persona e l ’ esterno, tra il soggetto e l ’ oggetto che determi na l ’ alienazione del soggetto nell ’ oggetto e de terminerà, se si inverte il movimento, la reinte grazione del mondo all ’ uomo... In Marx, lo spi rito si fa cosa mentre le cose si saturano di spirito, la trama della storia è un divenire dei significati diventati forze o istituzioni. Questo spiega perché esiste in Marx un ’ inerzia della storia, e anche, per realizzare la dialettica, un appello all ’ invenzione umana... Il senso della storia ap pare in ciò che chiama la “ materia umana ” , luo go ambiguo...». Per quanto riguarda la «preisto ria» del pratico-inerte in Sartre si devono ricorda re alcuni punti. Nel 1955 Merleau-Ponty {Le av venture della dialettica, cit., p. 342) rilevava che un paradosso dell ’ opera di Sartre, fondata sulla dicotomia tra per-sé e in-sé, è di aver reso celebre il suo autore «descrivendo un qualcosa che [inve ce] sta a metà tra la coscienza e le cose», come per esempio il vischioso o la situazione ne L ’ ètre et le néant. Merleau-Ponty osservava inoltre che que sto aspetto si ritrova anche nelle più recenti anali si sartriane del mondo sociale e faceva riferimen to (a p. 343 e 344) a un passo della Réponse à Claude Lefort del 1953 («Intenzioni senza co scienza, azioni senza soggetti, relazioni umane senza uomini, partecipi contemporaneamente della necessità materiale e della finalità: tali sono di norma le nostre imprese quando si sviluppano spontaneamente nella dimensione dell'oggetti vità» (J.-P. S artre , Situations VII, Gallimard, Paris 1965, p. 86; cfr. anche a p. 58 le osservazio ni di Sartre su Marx) rilevando sia la corrispon denza tra questo modo di pensare e il marxismo («Ecco quello che Marx aveva in mente quando parlava di relazioni tra persone mediate dalle co se», Le avventure della dialettica, cit., p. 343; «Lukàcs... ritiene [il materialismo, l ’ economia] un modo di esprimere che i rapporti degli uomi ni tra loro non sono una somma di atti o di deci sioni personali, ma passano attraverso le cose», Ivi, p. 240), sia la contraddizione interna allo stesso pensiero di Sartre ben evidente in Les com- munistes et la paix. In quegli anni comunque, Sartre si stava effettivamente avvicinando a una concezione del marxismo simile a quella indicata da Merleau-Ponty, anche grazie allo stimolo di quest ’ ultimo. Ma se questa tematica del fetici smo era senza dubbio sulla via che portava al concetto del pratico-inerte (e legato all ’ interesse sartriano per Marx), il concetto di pratico-inerte, come quello connesso di «alterità seriale», nei primi anni cinquanta e prima della Critica, man cava ancora a Sartre (cfr. anche M. CONTAT e M. RYBALKA, Les Écrits de Sartre, Gallimard, Paris 1970, p. 275). 11 «Fu la mia guida, è stato Humanisme et Ter

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