Problemi della transizione 1984

L ’ ultimo Sartre

lazioni molteplici delle azioni umane, in quanto si fanno mediazione tra le cose» (CRD, I, 205 e 452). E giusta e importante quindi questa osservazione di Gorz: «Il cogito, nella Critica della ragione dialettica, non opera più, in fatti, sulle strutture di interiorità formali (ontologiche) del rapporto che va dal per-sé all ’ in-sé e all ’ Altro, ma è costantemente superato nel tentativo di cogliere le mediazioni materiali attraverso le quali questo rapporto, nella sua realtà pratica oggettiva, è deviato, alterato, alienato nell ’ ambiente dell ’ iner zia inorganica, sigillata — cioè resa praticamente insormontabile — da altre praxis» . c) Più che alla semplice tematica del «vischioso» che Fergnani (cfr. p. 189) sembra assimilare al pratico-inerte (anche se questa tematica non va trascurata, ma presa di per sé appartiene a un modo ancora coscienzialistico di affrontare il problema della reificazione), mi sembra che per trovare delle anticipazioni della teoria del pratico-inerte in L ’ ètre et le néant, sia più op portuno richiamarsi al paragrafo su «Il mio prossimo» (del capitolo su «Li bertà e fattità: la situazione») e ai temi del «noi-soggetto» e del «noi-oggetto» (nel capitolo «L ’ essere-con (Mitsein) e il “ noi ” ») (Certo Fergnani non trascura — cfr. p. 216 — questi temi ma anziché considerarli nel discorso generale sul pratico-inerte li affronta nel discorso sulla «teoria degli insiemi sociali») 13 . 8. Abbiamo esaminato finora soltanto la Critica della ragione dialettica. Negli scritti e nei colloqui successivi, le cose sono più complesse e forse meno lineari, ma non mi pare che nella sostanza smentiscano o mutino per l ’ essen ziale quanto si è visto nell ’ opera del I960. È invece convinzione di Fergnani che questi scritti mostrino «l ’ affacciarsi di altre e diverse caratterizzazioni del pratico-inerte stesso avvalorando la tesi di una sua sostanziale non-univocità» (p. 200), e che comunque smentiscano quella che lui chiama l ’ interpretazio ne «infernalistica» a cui conduce una certa lettura della Critica. E a sostegno della sua tesi cita gli esempi del linguaggio, della struttura e dello Spirito og gettivo. Anche in questi casi, a suo parere, la caratteristica essenziale del pratico-inerte sta nel suo essere «luogo di attività sedimentata, accumulo di “ condizioni reali antecedenti ” » (p. 208), cioè nel fatto che «le cose incorpo rano progetti» (p. 209). E se appare «il malefizio della matérialitéscellée», esso «consiste nella piena riuscita del “ retournement ” con cui il fare è restitui to e imposto in forma di essere» (p. 208). Va certo riconosciuto che Sartre non sembra essere sempre rigoroso reur-à. farmi fare il salto. Questo piccolo libro così gere uno scopo, cioè come praxis e come lavoro denso mi rivelò il metodo e l ’ oggetto: mi diede — nella misura in cui si muove al di fuori di sé, la spinta necessaria per strapparmi all ’ immobili- nella materialità e nel tempo delle cose in cui la smo»; «... Merleau non aveva fatto nient ’ altro sua azione totalizzante (cioè l ’ azione di riorga che applicare a circostanze diverse quello che la nizzare la diversità del dato in direzione di uno guerra gli aveva insegnato: non saremo giudicati scopo) è agita grazie alla quasi totalizzazione in soltanto sulla base delle nostre intenzioni; quello esteriorità, nell ’ ambiente dell ’ inerte, della sua che darà la nostra misura altrettanto e meglio de- praxis nella misura in cui è una praxis fra altre gli effetti voluti dei nostri atti sono le conseguen- che si muovono simultaneamente», ze involontarie che noi abbiamo indovinato, b si possono citare a titolo di esempio alcuni sfruttato, in ogni caso assunto. L ’ uomo d ’ azione, pass j de L'essere e il nulla-. «Io, dal quale le cose ha scritto più tardi citando Hegel, ha la certezza ricevono i significati, mi trovo impegnato in un che la necessità attraverso il suo atto, diventerà mondo già ilgni fi cante che mi riflette dei signifi contingenza e la contingenza necessità» (J.-P. cati c h c non a ff atto posti. Si provi a pensa S artre , M.erleau-Ponty vivo, in 11 filosofo e la re, p er esempio, alla innumerevole quantità di politica, Editori Riuniti, Roma 1964, pp. 181 e significati indipendenti dalla mia scelta, che sco 182; cfr. p. 177). prò se vivo nella città: strade, case, negozi, tram A. GORZ, art. cit., p. 188. E. Gorz prosegue: e autobus, cartelli indicatori, rumori ammonito- «Dunque, il cogito della Critica della ragione ri, ecc.»; «Il significato... si è fatto cosa e non si dialettica non concerne più il per-sé nel suo rap- distingue dalla qualità dell ’ in-sé... Questi signi porto con l ’ in-sé, bensì il per-sé — inteso come ficati, pur essendo profondamente immessi nelle trasformazione del campo materiale per raggiun- cose... Non sono meno, per questo, delle indica

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