Transizione 1985
conservata in vigore mediante l ’ anomala prassi dei « rinnovi » a getto continuo (spesso con modifiche) dei decreti scaduti; quindi totalmente al di fuori — per tempi lunghissimi — dal dibattito e dall ’ approvazione parlamentare, fino a ridurre davvero, sotto que sto profilo, dei « gusci vuoti » le norme costituzionali in proposito. Ci riferiamo, invece, alla dinamica concreta del rapporto tra esecu tivo e legislativo. Essa ha registrato, nel volgere di pochi anni, delle considerevoli modificazioni, che dipendono da alcune variabi li, tra le quali sia il rapporto tra l ’ area delle forze politiche che compongono il governo e quella dei partiti che danno luogo alla maggioranza parlamentare, sia i vincoli politici che il governo me desimo può aver previamente assunto in sede di concertazione con le « parti sociali » interessate. Ad es., negli anni della solidarietà nazionale, la non coincidenza tra le due aree partitiche menzionate ha spesso comportato delle modifiche sostanziali, durante il dibatti to, dei decreti presentati per la conversione: in quei casi, insomma, « lo strumento del decreto legge ed il potere dell ’ esecutivo — contrariamente a quanto comunemente si pensa — sono stati logo rati dall ’ intervento parlamentare molto più di quanto lo strumento parlamentare sia stato espropriato dall ’ intervento governativo » 5 . Invece, l ’ esperienza più recente — culminata nelle discussioni par lamentari sul primo e sul secondo « decreto Craxi » — ci ha presentato, per un verso, una maggioranza parlamentare formal mente disponibile ad una integrale approvazione del provvedimen to d ’ urgenza, ma, per altro verso, più sostanziale, l ’ insorgere di rilevanti divergenze anche al suo interno ed all ’ interno dei singoli partiti che la compongono (si pensi alle differenze d ’ impostazione sugli stessi rapporti con l ’ opposizione di sinistra, affiorate tra una parte della democrazia cristiana ed il partito socialista, alla più netta posizione dei repubblicani e via dicendo). In simile frangente, di fronte allo stesso imprevedibile atteggiamento di parti della maggioranza nei confronti degli emendamenti proposti dalle mino ranze, è capitato che il governo abbia impedito al parlamento, in talune occasioni (come quella di cui ci occupiamo), persino di discutere, richiedendo sequele di voti di fiducia e, dinnanzi al ricorso dell ’ opposizione a tutti i possibili strumenti regolamentari, addirittura cercando di trasferire il contenzioso politico sul conte nuto dei regolamenti stessi. Di qui anche l ’ artificiosa polemica sugli « eccessi di democrazia » presenti nelle aule parlamentari, a tutto scàpito della serietà del dibattito sulle riforme necessarie anche per questi istituti, condotto nella « commissione Bozzi ». 9
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