Transizione 1985
scelte sullo sviluppo urbanistico, ai comuni naturalmente compe tenti, assegnandoli invece al Consorzio. Gli sviluppi industriali dell ’ area metropolitana bolognese non richiedevano per altro superfici tanto ampie: alla prova dei fatti, agli 84 ettari di nuove aree industriali utilizzate a Bologna negli anni 50 — nel decennio della grande crescita occupazionale — si sono aggiunti 109 ettari negli anni 60 — cioè nel decennio del decremento — e 144 ettari negli anni 70, nel corso dei quali ultimi l ’ occupazione industriale del capoluogo ha mantenuto complessi vamente i 66.000 addetti. Il continuo incremento della superficie occupata, con il calo prima e poi con il mantenimento degli addetti, indica chiaramente il processo di ristrutturazione e di ammoderna mento delle aziende esistenti in parallelo a quello di rilocalizzazio ne di altre industrie in aree più adeguate dello stesso comune di Bologna: al 1981 la densità occupazionale delle aziende alloggiate in edifici a destinazione industriale esclusiva, era infatti ridotta a meno della metà di quella del 1961. Inoltre, la permissività della disciplina urbanistica bolognese nei confronti delle sostituzioni industriali fu progressivamente cor retta, fino a trasformarsi con la variante generale del 1978 in una vera e propria disciplina conservativa delle destinazioni esistenti: una normativa che però incentivava l ’ ammodernamento e l ’ ade guamento tecnologico degli impianti e che in tal senso è stata lar gamente utilizzata dalle aziende bolognesi. Il risultato di questa politica è dunque il frutto delle capacità imprenditoriali e, insieme, delle scelte urbanistiche comunali: e mentre negli anni 70 i comu ni di Milano, Torino, Padova e Firenze perdevano addetti all ’ in dustria in misura variabile dal 28% al 18%, il comune di Bologna conservava i suoi addetti che, anzi, in rapporto alla popolazione diminuita, tornavano ad aumentare in misura non irrilevante. Nel frattempo, comunque, non si è arrestato lo sviluppo pro duttivo della cintura metropolitana, dove gli addetti all ’ industria hanno ormai superato i 62.000. Questa forte crescita economica non è però andata a detrimento delle condizioni di vita: ad esem pio, nella cintura, la produzione abitativa degli anni 70 ha consen tito di aumentare del 50% il patrimonio residenziale preesistente, così che al 1981 per 177.000 abitanti erano disponibili 257.000 stanze. Quanto ai servizi, per le sole attrezzature urbane e di quar tiere (verde incluso, naturalmente) i comuni della cintura bologne se dispongono al 1984 di circa 40 metri quadri di aree a persona,
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