Transizione 1985
Bisogna dunque notare con soddisfazione che lo sviluppo del terziario a Bologna si è concentrato in particolare nei settori avan zati. Secondo l ’ elaborazione dei dati Istat condotta dal Censis l ’ in cremento della terziarizzazione qualificata bolognese supera il 20% fra il 1971 e il 1981, risale a scala nazionale dalla sesta alla quarta posizione, in valori assoluti, secondo soltanto a Milano, Roma e Torino, ma superiore a Napoli, Genova e Firenze. E in particolare va rilevato che lo sviluppo del terziario avanzato a Bologna è più consistente per quanto riguarda le unità locali che per gli addetti: anche in questo settore, cioè, si manifesta la vitalità tipica della regione nel campo delle medie e piccole imprese. Risulta così anche in questo caso sbagliata l ’ interpretazione tendenziosa degli effetti negativi che avrebbe avuto sulla economia metropolitana la nuova politica urbanistica antispeculativa. L ’ im portanza del terziario nella città non è infatti mai stata disconosciu ta dalla politica comunale, che invece ha tentato di evitare lo sfrut tamento patologico dei valori differenziali della rendita. La nuova politica urbanistica bolognese anzi si impegna a fondo, fin dai suoi inizi al principio degli anni 60, nel dibattito analitico e propositivo di questo settore: cominciando con evitare, dopo una vivace pole mica, l ’ insediamento del nuovo Centro Direzionale all ’ interno della città storica, in una localizzazione non motivata certamente da con siderazioni territoriali, ma soltanto dalla disponibilità dell ’ area. Il rischio era gravissimo: perché costruire le nuove sedi delle borse valori e merci e il palazzo degli affari della Camera di Com mercio nel centro storico — anche se l ’ area prescelta in Piazza dei Martiri non presenta un grande valore ambientale — , avrebbe in nescato un inarrestabile e massiccio processo di concentrazione ter ziaria, reso impossibile la salvaguardia architettonica sviluppata negli anni seguenti, compromesso in sostanza buona parte della futura urbanistica bolognese. E bisogna ricordare che all ’ inizio de gli anni 60 l ’ idea del decentramento terziario, a Bologna veniva considerata dai più ai confini della fantascienza. La tesi dello spostamento del Centro Direzionale ben oltre i limiti della città antica ebbe successo non solo per l ’ impegno della amministrazione comunale, ma anche per la popolarità rapidamente conquistata dal nuovo Quartiere fieristico, al quale si decise di collegare anche le nuove attrezzature terziarie. Le provinciali mani festazioni della Fiera di Bologna furono così sottratte al parco neo-classico della Montagnola — anch ’ esso interno al centro stori co — , in seguito restaurato e restituito al suo uso naturale: e, 101
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