Transizione 1985
mentre la nuova fiera decollava sulle nuove aree di via Stalingrado decisamente allontanata dal centro storico, fino a diventare la se conda manifestazione nazionale, con forti interessi internazionali, l ’ idea di decentrare vicino ad essa anche le attrezzature direzionali acquistava sempre maggiore legittimità. La realizzazione della Tangenziale rappresentò forse il contri buto decisivo: la grande infrastruttura, tipica dimostrazione del pragmatismo emiliano, consentì di costruire con poca spesa, insie me alle corsie autostradali a pedaggio, altrettante corsie di attraver samento dell ’ area metropolitana, collegate al traffico interno con ben dodici snodi attrezzati. L ’ effetto decongestionante della Tan genziale (definita anche « complanare » per la sua doppia, originale caratteristica) ebbe sicuramente un gran peso anche nel dare ai bolognesi una concezione più estroversa della loro città. Per la parte più strettamente morfologica del nuovo centro direzionale, il disegno di Kenzo Tange ebbe poi la funzione defini tiva. L ’ architetto giapponese oltrepassò certo i limiti di una visione realistica del problema, quando propose una città amministrativa a cavallo della Tangenziale (che naturalmente deriva da tangente e non da Tange, come alcuni hanno finito per credere), per 70-80.000 addetti: ma la sua proposta, forse proprio perché fuori scala, esercitò una funzione propulsiva nei confronti di un ’ opinione pubblica, ancora per certi aspetti legata ad una ristretta visione provinciale. La parte realizzata del progetto originale ha certo per so — così largamente amputata — parecchio del suo vigore: ma costituisce comunque l ’ intervento di valore strategico per il decen tramento terziario bolognese. Il decentramento direzionale, se ebbe la possibilità di evitare la realizzazione di nuovi grandi complessi terziari all ’ interno del cen tro storico, non evitò, comunque, la lenta, progressiva invasione della città antica da parte degli uffici professionali e di servizio alle imprese; nei confronti di questi, infatti, la prestigiosa localizzazio ne esercita ancora uno stimolo eccezionale, né la normativa sulla conservazione delle destinazioni abitative rappresenta per essi un ostacolo insormontabile. È però vero che la politica attiva di con servazione architettonica e sociale inaugurata dall ’ amministrazione comunale per gli edifici più degradati, ha progressivamente trasci nato un numero sempre più cospicuo di privati: negli anni 70 la quantità di piccoli proprietari che restaura e ammoderna la propria abitazione si fa sempre più consistente, difendendo così il centro storico da una terziarizzazione più accentuata di quella verificatasi. 102
Made with FlippingBook flipbook maker