Transizione 1985
Intanto il consumo di suolo agricolo trasformato in suolo urba no, paradossalmente è stato inversamente proporzionale all ’ anda mento demografico e alla produzione abitativa: infatti il massimo boom dell ’ edilizia e della popolazione è stato a Bologna negli anni 50, ma negli anni 70 — con il minimo edificato dei tre decenni e il regresso demografico — il nuovo suolo urbanizzato è stato pari a due volte e mezzo quello utilizzato venti anni prima. La spiegazio ne è logica — molti più servizi e una migliore qualità urbana per case e fabbriche — , ma resta il fatto che nel 1981 i 450.000 bolognesi vivono su 4700 ettari di suolo urbanizzato, mentre nel 1961 una popolazione grosso modo uguale aveva a disposizione poco più di 2800 ettari. L ’ enorme miglioramento della qualità urbana che queste cifre indicano, è stato però pagato con due prezzi: da un lato con l ’ au mento dei costi di gestione della città, dove la stessa popolazione si è distribuita sopra una superficie quasi doppia; dall ’ altro con la notevole quantità di terreno sottratto all ’ agricoltura, che in Emilia corrisponde alla riduzione di una produzione annua lorda per deci ne e forse centinaia di miliardi. A questi dati bisogna aggiungere i risultati delle proiezioni demografiche comunali, che indicano per il prossimo decennio una popolazione oscillante fra i 420.000 e i 400.000 abitanti: mentre già oggi il patrimonio abitativo supera le 715.000 stanze. In questa situazione ipotizzare per il prossimo futuro uno svi luppo urbano basato come per il passato sul modello dell ’ espansio ne periferica — sia pure validamente programmata e gestita — , dovrebbe sembrare a tutti fuori discussione. Senza modificare la ormai ventennale urbanistica qualitativa, il nuovo modello di svi luppo di Bologna dovrà dedicarsi, invece, da un lato a colmare gli interstizi inedificati rimasti nella città e dall ’ altro a trasformare quei tessuti o quelle parti di tessuti esistenti, il cambiamento dei quali può migliorare ulteriormente la qualità complessiva della struttura urbana e metropolitana. Alla luce di tali nuove considerazioni risulta peraltro conferma ta la validità della scelta che aveva respinto la proposta Tange di far dilagare nella pianura una estesa e nuova città amministrativa. Mentre risulta positiva la localizzazione del primo decentramento direzionale bolognese — anche se con i criticati caratteri della mo nofunzionalità — proprio in quella fascia urbana intermedia meno investita dai processi urbanistici degli anni 60 e 70. Di tali processi urbanistici è necessario confermare anche oggi 107
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