Transizione 1985
la validità: la difesa del centro storico e l ’ integrità ambientale della collina che gli fa corona; la nuova periferia caratterizzata dalla integrazione alla città preesistente; la diffusione in ogni quartiere dei servizi sociali e del verde; la conservazione e l ’ ammodernamen to del patrimonio industriale già acquisito; la creazione di una organica e scorrevole rete di viabilità primaria nelle aree urbane di espansione; e in generale un processo di crescita e di trasformazio ne urbana sottratto il più possibile ai condizionamenti della rendita e teso invece a perseguire il massimo possibile di qualità sociale e produttiva. Questa politica aveva comunque interessato prevalentemente le due parti della città che nel ventennio trascorso presentavano la maggior delicatezza strategica: si tratta della parte più interna e di quella più esterna della città, del centro storico e della nuova peri feria, sorta nell ’ ultimo dopoguerra, che possiamo definire rispetti vamente la Prima e la Terza Bologna. Fra queste due parti, quella intermedia, la Seconda Bologna, presentava negli anni 60 e 70 problemi di minore urgenza: certamente in questa zona sono stati creati nuovi servizi sociali e giardini, si sono conservate e ammo dernate numerose fabbriche, in alcuni casi sono stati restaurati quartieri popolari in via di decadenza, si sono realizzati nuovi edi fici ospedalieri e lo stesso complesso direzionale del Fiera District; ma non può dirsi che per questa zona fosse già presente una strate gia unitaria peculiare, come erano quelle che invece hanno caratte rizzato gli interventi nella Prima e nella Terza Bologna. La scelta di maggior valore che caratterizza l ’ urbanistica della Seconda Bologna nell ’ ultimo ventennio, è forse quella della difesa dalle trasformazioni speculative: una scelta che, però, soltanto a prima vista può apparire come esclusivamente conservativa. Infatti è proprio negli anni 60 e 70 che nelle più importanti città italiane si assiste alla aggressione indiscriminata nei confronti delle cinture urbane che hanno circondato i centri storici nell ’ Ottocento e fra le due guerre. Negli ultimi venti anni queste zone, ormai non più periferiche e sempre più centrali, vengono sconvolte raddoppian done e triplicandone le densità edilizie e demografiche, espellendo ne i ceti popolari e le industrie a favore dei ceti emergenti e del terziario, mentre l ’ unica cosa che generalmente non cresce sono le sezioni stradali e le dotazioni sociali. Si forma così, intorno ai cen tri storici in via di terziarizzazione, un anello congestionato che li rinserra assai più strettamente delle antiche mura abbattute e rende 108
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