Transizione 1985
vare, innanzi tutto, che non si tratta di una equivoca concessione alla recente moda che indiscriminatamente penalizza il « piano » ed esalta il « progetto ». Perché, almeno nell ’ attuale fase preliminare, il nuovo piano regolatore bolognese conferma senza esitazioni i contenuti urbanistici della sua tradizione ormai più che ventennale e dunque il suo impegno per una evoluzione della città che punti alla qualificazione sociale e produttiva del sistema urbano e non all ’ esaltazione dei valori immobiliari privati. Nella nuova proposta urbanistica bolognese i valori morfologici non sono dunque fine a se stessi, né il risultato di una improvvisa conversione destinata a porre la forma sull ’ altare e nella polvere il contenuto. L ’ attenzione per gli aspetti morfologici sembra avere piuttosto una precisa motivazione funzionale. Perché l ’ attuale fase urbanistica registra il radicale abbandono del modello di sviluppo « dell ’ espansione » e la scelta alternativa del modello « della tra sformazione »; perché le trasformazioni previste dal piano preve dono quasi esclusivamente interventi nel vivo dei tessuti urbani esistenti; perché la qualità di tali interventi si gioca anche, seppure non esclusivamente, sul risultato formale degli stessi, al punto che — talvolta — la qualità formale potrebbe essere condizionante per il realizzarsi di una trasformazione funzionale. Taluno ha mostrato recentemente preoccupazione per questo interesse formale dell ’ urbanistica bolognese: polemicamente si po trebbe rispondere che fino a poco fa i rimbrotti erano di segno diametralmente opposto, ma ciò non aiuterebbe certamente la di scussione. La risposta appropriata deve invece entrare nel merito dei problemi e aiutare a far sì che le preoccupazioni ingiustificate possano cadere, ma anche che i rischi paventati siano evitati. La prima obiezione riguarda la possibile unilateralità delle for me suggerite e trova tutto sommato fondamento in alcuni dei ma teriali sperimentali presentati a corredo esemplificativo del proget to preliminare di piano. La matrice « post-moderna » di una parte dei materiali citati, ne ha tra l ’ altro ingiustamente attribuito la paternità a Paolo Portoghesi — uno dei tre consulenti del pia no 2 — , universalmente riconosciuto come il principale ideologo di tale linguaggio: ingiustamente, perché — pur avendoli naturalmen te l ’ interessato assai apprezzati — i disegni in questione sono stati in larga misura iniziati dall ’ ufficio comunale di piano, assai prima che il nome di Portoghesi fosse suggerito per la consulenza. Ciò che conta però è l ’ intenzione precisa dell ’ amministrazione — per altro dai consulenti condivisa — di non condizionare assolutamente
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