Transizione 1985

in modo unilaterale le eventuali scelte morfologiche del piano. La seconda obiezione, del resto complementare alla prima, ri guarda la possibile formulazione di norme e prescrizioni urbanisti che di piano, tali da vincolare più o meno rigidamente l ’ espressione archi tettonica degli insediamenti. E nasce dal caso di un piccolo complesso residenziale degradato in corso di ricostruzione a Bolo gna per il quale le indicazioni e le prescrizioni formulate per l ’ ap palto hanno indubbiamente influenzato il risultato architettonico finale. Il timore è che, al di là dello specifico linguaggio prefigura to, l ’ intenzione del nuovo piano regolatore bolognese possa essere quella di generalizzare l ’ esperienza in questione. Non sembra difficile fugare nel modo più reciso questa preoc cupazione, senza neppure ricorrere alla incommensurabile differen za di scala esistente fra la normativa generale di un piano regolato re e quella di un appalto per un piccolo insediamento. In effetti le intenzioni che stanno dietro le affermazioni scritte o esemplificate dai disegni presentati con il piano preliminare, hanno ben altre ambizioni che quella di predeterminare lo « stile » architettonico dei futuri edifici. L ’ ambizione reale — certamente assai più difficile da realizzare — è invece quella di suggerire nuove tipologie urbanistiche di intervento: la reintroduzione nella periferia urbana della abbando nata strada corridoio, la presenza frequente di portici, la costruzio ne su filo stradale o in arretrato combinata con una più esplicita indicazione delle massime o minime altezze degli edifici, una indi cazione degli spazi aperti pedonali o carrabili meno generica di quella affidata ai rapporti di copertura dell ’ area, la prescrizione delle alberature lungo le strade o nelle piazze, e così via. Un tenta tivo di definire dunque più che per il passato la tipologia dell ’ in tervento urbanistico, finora normata soltanto con le volumetrie, le destinazioni d ’ uso e gli standard. L ’ intenzione non è però neppure quella di unirsi all ’ altro coro di moda per la soppressione della « zonizzazione » (tra l ’ altro per ché se si sopprime la zonizzazione, non resta che affidarsi alla pro gettazione architettonica già in fase di piano regolatore) : l ’ obiettivo è piuttosto quello di arricchire ulteriormente il meccanismo della zonizzazione, che già oggi consente di realizzare insediamenti lar gamente polifunzionali e che potrebbe suggerirci domani anche una più larga varietà di tipologie urbanistiche. Facendo, dunque, anche nel settore della normazione attuativa, un passo in avanti verso sistemi più articolati e capaci di affrontare le nuove esigenze della

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