Transizione 1985

non osservato (ma è dubbio il suo vincolo per qualsiasi tipo di sciopero) dalla maggioranza degli addetti in molte zone d ’ Italia. Si è poi proseguito in non poche fabbriche, con il ritorno, da parte di CISL e UIL, alla costituzione di proprie strutture o sezioni azien dali, talvolta contestualmente all ’ esodo dal consiglio di fabbrica, e comunque con l ’ aperta rivendicazione (conclamata anche a livello nazionale) della necessità od opportunità di « mostrare la bandie ra »; fino ad interessarne, in qualche caso, la magistratura (ed in effetti gli interessi che vengono in gioco possono essere rilevanti: basti pensare al « monte ore » di permessi retribuiti generalmente accordato, per contratto aziendale, al consiglio di fabbrica in quan to tale), ed a proporre delle azioni in giudizio che, formalmente intentate contro il datore di lavoro, tendono in realtà a colpire il sindacato (divenuto, almeno lì ed almeno provvisoriamente) avver sario. Ecco perché si parlava, in apertura di questo scritto, di « isti tuti della discordia ». A fomentarne l ’ elaborazione sono, naturai- mente, i sindacati che nei consigli di fabbrica si trovano, più spes so, in minoranza: talvolta, però, è capitato alla stessa CGIL di dover modificare lo status quo. In ogni caso, la dottrina giuridica è ancora ben lontana dal delinearne — nell ’ ambivalenza politica di ogni credibile soluzione — i tratti di fondo. 5. Il « decreto Craxi », insomma, ha in parte attivato, in parte fatto precipitare processi politici ed istituzionali tuttora fluidi e suscettibili di evolversi, nell ’ ambiguità delle possibili scelte, in va rio senso. Processi che, per altro, non possono considerarsi come avulsi dal più complessivo contesto di problemi politico-sociali e di politica economica. In realtà, le questioni della scala mobile e del recupero dei punti perduti — e quindi della difesa del salario — si inscrivono a titolo di premessa in un quadro più generale che richiede, da parti ti e sindacati, non soltanto fondate denunzie, ma organiche analisi e capacità di proposta: dalle trasformazioni tecnologiche ai pro grammi di sviluppo, dalla divisione ed organizzazione del lavoro alla produttività. Da questo punto di vista, come non si capirebbe una delega di fatto da parte dei sindacati alle forze partitiche, così la stessa iniziativa referendaria del partito comunista, se non vuole apparire puramente difensiva e vòlta al passato, non può intendersi in funzione di una pura e semplice affermazione, ancorché dirom 13

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