Transizione 1985

dell ’ emergenza, dall ’ altro dobbiamo prendere atto che i giudici so no divenuti un baluardo insostituibile nella repressione delle illega lità dei pubblici poteri inquinati e compromessi dalla penetrazione e dalle connivenze con le organizzazioni delinquenziali che ho sinte ticamente definito come contropoteri criminali. È proprio questa contraddizione a rendere così problematiche le valutazioni su una magistratura che pare sempre meno sensibile ai diritti di difesa e di libertà del processo, ma nello stesso tempo per la prima volta nella storia italiana usa la propria indipendenza ed autonomia dal potere politico per fare luce ad esempio sul terzo livello del siste ma mafioso e sulle connivenze tra le deviazioni dei servizi segreti ed i personaggi politici che le hanno ispirate o protette. Ciò premesso, mi sembra che la legislazione dell ’ emergenza e gli accresciuti poteri di intervento della magistratura abbiano deter minato sei conseguenze negative sul costume e sul modo d ’ agire dei giudici. — In primo luogo gli effetti delle norme eccezionali ed a termi ne introdotte per favorire la collaborazione e la dissociazione dei ter roristi dal partito armato non sono rimasti circoscritti ai processi contro l ’ eversione politica; nella prassi giudiziaria quelle norme sono state di fatto estese ad ogni forma di delinquenza, sia organiz zata che individuale. Si.è così diffuso il costume di contrattare la li bertà provvisoria in cambio della confessione dell ’ imputato o, me glio ancora, della sua disponibilità ad accusare e fornire le prove a carico dei complici. Questa prassi, che capovolge la dialettica dei ruoli processuali dell ’ accusa e della difesa, ha trovato conforto nella deprecabile tendenza di emettere l ’ ordine di cattura prima di aver raccolto le prove a carico dell ’ imputato, fidando appunto nella pro pensione dell ’ incolpato di divenire l ’ accusatore di sé stesso e dei complici in vista del premio della libertà provvisoria. Le norme premiali, introdotte in un momento di eccezionale pericolo per la stessa sopravvivenza delle istituzioni democratiche e la cui efficacia è stata opportunamente limitata nel tempo, sono cioè divenute per molti giudici prassi di comportamento anche in processi di ordinaria amministrazione, nei quali la violazione delle fondamentali regole della dialettica processuale non trova alcuna possibile giustificazione. — Una deprecabile tendenza imitativa ha poi indotto alcuni giudici, sull ’ onda dei grandi processi in cui la magistratura ha svol 21

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