Transizione 1985
pente, dell ’ opposizione politica. Da un lato, questa iniziativa deve mostrarsi come un momento di effettiva promozione e rilancio del la dinamica delle relazioni industriali, in quanto consente non solo al sindacato maggioritario, ma anche alle altre confederazioni, di presentarsi al tavolo negoziale reintegrati nel proprio potere con trattuale e quindi con le mani un po ’ meno nude (non per nulla un recupero contrattato dei punti di contingenza tagliati dal decreto consentirebbe di superare le ragioni stesse del referendum, così come è soprattutto in via negoziale che può battersi la tentazione confindustriale di disdettare ancora l ’ accordo sulla scala mobile); dall ’ altro, afferma la propria credibilità nella misura in cui riesca a costituire un elemento progettuale di un processo di accelerazione verso una politica economica ed industriale fondata tanto su una nuova impostazione selettiva delle spese e delle entrate, quanto su un effettivo trasferimento delle risorse pubbliche e private verso gli impieghi produttivi. Note 1. Sono parole di Romagnoli, Lo strappo di Febbraio, in «Poi. del dir.», 1984, p. 307. 2. Così Barcellona, Gli sponsors di un triangolo autoritario, in « Rinascita », 1984, n. 8, p. 6. 3. Cfr. Garavini, Le polemiche sul referendum e il sindacato, in « L ’ Unità », 1° settembre 1984. 4. Così ancora Romagnoli, cit., p. 309. 5. Sono parole di Ventura e De Luca Tamajo, Il diritto del lavoro dell ’ emergenza, Napoli, 1979, p. XVIII. 6. Cfr. Mariucci, No« più uguale a ieri il sindacato del dopo-decreto, in « Dem. e dir. », 1984, p. 25, e già II decreto è illegittimo, ecco perché, in « Rinascita », 1984, n. 19, p. 6. 7. Vedasi in « Rass. sind. », 1984, n. 30, p. 50.
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