Transizione 1985

Lombardia e in Piemonte, di un patrimonio mafioso di enormi proporzioni (circa 350 miliardi) proveniente da attività illecite o paralecite. In tutto il territorio nazionale venne così a delinearsi una ra gnatela di imprese mafiose gestite da persone apparentemente estra nee alle organizzazioni criminali e al mondo della malavita. Nello stesso tempo vennero progressivamente alla luce i collegamenti tra associazioni criminose di tipo diverso, i legami tra il crimine orga nizzato ed ambienti di vertice del mondo economico e finanziario, collusioni con settori apparentemente estranei alla mafia in grado di fornire una copertura di liceità alle operazioni mafiose. Ed i confini tra la grande criminalità organizzata e l ’ alta criminalità finanziaria divennero sempre più tenui fino a scomparire quasi del tutto. Ma un altro aspetto venne alla luce lentamente. Ai livelli di vertice della piramide mafiosa, il potere criminale si pose in rappor ti sempre più stretti con il potere occulto. Di notevole significato fu la scoperta delle liste della Loggia massonica P2 proprio nel corso delle indagini sul grande crimine organizzato di tipo mafioso. Si delinearono sempre più frequenti, inoltre, i legami tra i vertici del potere occulto ed esponenti mafiosi da una parte, ed elementi di spicco dell ’ eversione nera, dall ’ altra. Affiorò, fin dalla metà degli anni 70, l ’ esistenza di molteplici punti di contatto tra fenomeni delittuosi apparentemente diversi quali la mafia e il terro rismo nero: i medesimi strumenti di riciclaggio, lo scambio di armi e droga tra neri e mafiosi, il sostegno logistico reciproco, la simultanea appartenenza ad associazioni mafiose e a centri di pote re occulto, legati a progetti eversivi. Per anni questa complessa realtà criminale si sviluppò in Italia e all ’ estero nell ’ assenza di qualsiasi tipo di risposta da parte dello Stato, impegnato quasi esclusivamente a contrastare l ’ attacco del terrorismo rosso. La co raggiosa azione di difesa delle Istituzioni da parte di alcuni espo nenti dell ’ apparato statale venne puntualmente stroncata dalla spie tata ferocia della mafia, sempre più legata ad alcuni settori del potere politico. Con difficoltà cadde l ’ assurda leggenda della mafia che rispet ta « i servitori onesti dello Stato » e punisce i reprobi e i corrotti. Si delineò sempre più decisa la bieca volontà di sopprimere coloro che comunque ostacolavano il disegno mafioso di espansione e penetrazione in tutti i settori della vita sociale. A Palermo venne ro assassinati, nel giro di pochi anni, il vicequestore Boris Giulia no, gli ufficiali dell ’ arma Basile, De Leo e Russo, i giudici Terrano 39

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