Transizione 1985
va, Costa, Ciaccio Montalto e Chinnici, gli on.li Mattarella e La Torre, il generale Dalla Chiesa e numerosi sottufficiali di polizia dei CC e degli agenti di custodia. A Torino venne assassinato il Procuratore Bruno Caccia, a Milano fu ucciso l ’ avvocato Giorgio Ambrosoli. Contemporaneamente si iniziò la spaventosa catena di omicidi e vendette trasversali. Ad una fase caratterizzata dalla « delega politica » da parte delle Organizzazioni mafiose a uomini di loro fiducia, incaricati di tutelare gli interessi criminali dei rappresentati, seguì una fase in cui la mafia assunse direttamente compiti di direzione e controllo di importanti settori delle Istituzioni. In questo stadio, la mafia mirò a divenire, in parte riuscendovi, essa stessa classe dirigente senza deleghe e mediazioni. D ’ altra parte l ’ ascesa politica della mafia divenne sempre più irresistibile a seguito dell ’ esercizio dell ’ impresa economica, la qua le procurò all ’ associazione criminale rispettabilità sociale e veste professionale. Con la conseguenza di rendere possibile l ’ inserimen to in tutti gli ambienti sociali, compreso il mondo dell ’ alta finan za, dell ’ aristocrazia e dell ’ alta borghesia. La mafia inoltre assunse benemerenze verso il mondo dei disoccupati, creando nuove occa sioni di lavoro « lecito o paralecito », anche se a condizioni e criteri che limitavano gravemente i diritti dei lavoratori. La protesta di coraggiosi sindacalisti venne stroncata con l ’ inti midazione e l ’ omicidio. Con l ’ impresa economica la mafia potè accentuare un ’ influenza considerevole su una vasta categoria di persone etranee all ’ associazione, dalle quali ottenne consensi e vo ti in occasione di consultazioni elettorali. La possibilità di recluta re sempre nuove leve alla mafia anche per fini di propaganda politica scaturì dalle condizioni di bisogno di molti giovani, posti di fronte alla drammatica scelta tra l ’ emarginazione e una vita di benessere e di « rispetto » mafioso, con la quasi certezza dell ’ impu nità. Di fronte al dilatarsi a dismisura del fenomeno mafioso, la risposta dello Stato è stata inadeguata. Per lungo tempo essa si è fondata esclusivamente su operazioni di polizia spettacolari ma scar samente incisive, le quali hanno lasciato intatte le Organizzazioni, esaltandone anzi il mito della invulnerabilità. Si è trascurato che il principale rimedio nella lotta alla mafia deve essere, al pari del terrorismo, di natura preventiva. Occorre innanzitutto sviluppare la coscienza collettiva della « negatività » del fenomeno mafioso. La mafia non deve essere più intesa come 40
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