Transizione 1985

T

tuzionali previsti per assicurare il controllo sulla correttezza dell ’ e sercizio della giurisdizione. Questo compito, nel nostro sistema costituzionale è rimesso al Consiglio Superiore della Magistratura, che insieme, per la sua composizione, assicura la garanzia dell ’ indipendenza della magistra tura. L ’ esigenza di un intervento del Consiglio Superiore della Ma gistratura che, correlativamente alla più intransigente difesa del l ’ indipendenza della magistratura, mostrasse la capacità di incidere con tempestività ed efficacia sulle situazioni di inquinamento della giurisdizione si è posta con vigore accentuato ed ha segnato uno dei nodi fondamentali della attività più recente del Consiglio. È maturata, e dopo iniziali comprensibili diffidenze ha raccolto crescenti consensi tra gli stessi magistrati, la coscienza della neces sità di superare una radicata tendenza al lassismo, fondata su logi che corporative. Certo, vi sono state negli anni trascorsi pesanti distorsioni nel l ’ uso dello strumento disciplinare ai fini di repressione del dissenso politico nella magistratura. Residui di questo vecchio indirizzo rie mergono qua e là, mentre talora si profila una nuova preoccupante tendenza verso interventi disciplinari sui magistrati che indagano su attività di esponenti del mondo politico. Altrettanto deve dirsi per i tentativi di utilizzare, nella medesima finalità di controllo politico, il trasferimento di ufficio, previsto nell ’ art. 2 della legge c.d. sulle guarentigie. Ve ne era a sufficienza perché si saldasse un ampio e composito fronte, tra i magistrati, di resistenza istintiva verso ogni intervento di controllo o « sanzionatorio » del CSM. Ed è un fatto che, superato negli ultimi anni, grazie alla com plessiva evoluzione dei costumi, un certo rigorismo già in auge per le vicende della vita privata dei magistrati, gli interventi « sanzio natoti » del Consiglio, si erano mantenuti ad un livello assai mo desto. Sono in molti ad osservare che, in particolare, l ’ attività della Sezione disciplinare del Consiglio in carica, negli ultimi tre anni, ha segnato una inversione di tendenza, segnalandosi per un maggiore rigore che ha condotto, tra l ’ altro, alla riscoperta della sanzione della rimozione, per i casi più gravi. Il punto di discrimine è stato segnato, senza dubbio, dal proce dimento disciplinare per i magistrati incolpati di appartenere alla loggia P2, che ha visto la Sezione disciplinare del Consiglio proce dere con rigore e fermezza nonostante il ben diverso atteggiamento 44

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