Transizione 1985

ha detto sempre il sindaco di Bologna in Piazza Maggiore, « è la manifestazione più tragica ma non la sola di un disegno eversivo più ampio, ideato e perseguito da centri di potere illegali e occul ti ». Per questo, anche se è vero che « le parole sono già state dette tutte », vale la pena di riparlarne. Lo facciamo con Luciano Violante, deputato e responsabile nazionale per i problemi della Giustizia del PCI, Laura Grassi, consigliere comunale del PRI a Bologna, avvocato e coordinatrice del collegio di parte civile che rappresenta i familiari delle vittime della strage del 2 agosto alla stazione di Bologna, e Libero Mancuso, Sostituto Procuratore del la Repubblica di Bologna. Transizione. Partiamo dai protagonisti, dagli obiettivi e dal le alleanze del terrorismo delle stragi. Che cosa è cambiato negli scenari dello stragismo dal 1969 a oggi? Violante. « Sappiamo ancora troppo poco sulle singole stragi per poter cogliere con attendibilità gli eventuali cambiamenti degli scenari. Ma si può egualmente tentare un ragionamento sulla base di quanto è sinora noto. La strategia dell ’ assassinio di massa per ottenere risultati politici, probabilmente non ottenibili in altro mo do, comincia nel 1969 in coincidenza con la crisi dell ’ egemonia moderata nel nostro Paese. Dal 1969 ad oggi è entrato in crisi il primo centro sinistra, si è affermata ed è entrata in crisi l ’ unità nazionale, si è ripescato un centrosinistra nel quale la DC ha perso la presidenza del Consiglio, il PCI è diventato il primo partito italiano. Da questo complesso di vicende il vecchio moderatismo è uscito sempre più debole. I ceti e gli interessi che sono rimasti scoperti alla fine degli anni 70 non hanno mai ripreso durevolmen te fiato e si sono rifugiati in circoli clandestini dove hanno stretto legami con potentati eversivi e criminali. Le storie della Banca Privata Finanziaria, del Banco Ambrosiano, della Loggia P2, del le degenerazioni nei servizi di sicurezza sono lo specchio di questo moderatismo che passa all ’ illegalità, che mira a riconquistare la vecchia egemonia cercando non la conquista del potere politico ma il suo controllo. E la strage è una tecnica di controllo, è una minaccia che si tiene sospesa e che si attiva periodicamente. Per ciò credo che in questi quindici anni potranno essere cambiate alcune persone fisiche — tra gli esecutori soprattutto — ma non 50

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