Transizione 1985
I FILI DELLA POLITICA DELLE STRAGI
Giancarlo Scarpari
Nel dicembre ’ 84 la Corte di Assise di Appello di Roma ha mandato assolti con formula piena gli ultimi imputati del processo per il c.d. “ golpe Borghese ” — gli altri erano già stati prosciolti al termine del processo di 1° grado celebratosi 6 anni fa (!) — concludendo così concretamente quell ’ opera di demolizione dell ’ ori ginario impianto accusatorio che la magistratura romana aveva por tato avanti tenacemente sin dalla metà degli anni ’ 70. La sentenza “ non ha fatto notizia ” ed è stata relegata, in poche righe, nelle pagine interne dei giornali. Eppure il processo in questione aveva più di un motivo di interesse e di attualità. Innanzitutto per la rilevanza e la complessità degli episodi esaminati, dato che l ’ inchiesta riguardava non uno, ma addirittura quattro tentativi di violenta rottura istituzionale \ tutti legati al l ’ attività eversiva del Fronte Nazionale e della Rosa dei Venti, succedutisi ed intrecciatisi nel periodo dicembre ’ 70-ottobre ’ 74. Altra nota di rilievo era data poi dalla notorietà e dalle cari che ricoperte dalle persone via via inquisite nel corso del tempo, dal gen. Miceli al col. Marzollo, da Delle Chiaie a Spiazzi, dai fratelli De Felice a Filippo De Jorio, per finire ai vari Bertoli, Rognoni e Fumagalli, oltre, ovviamente, al principe Borghese, fon datore del Fronte. Ed infine emblematica era risultata, nel suo insieme, la stessa vicenda processuale, scandita da conflitti di com petenza, fascicoli sottratti ai giudici naturali, inchieste che, una volta giunte a Roma, subito si spegnevano, secondo un modello più volte riprodottosi nel tempo, dal processo per i fatti di Piazza Fontana a quello sulla Loggia massonica di Licio Gelli. I motivi di interesse davvero non mancavano. Tanto più che
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