Transizione 1985
strutture allora formate continuarono ad operare, cercando di colle garsi da un lato con altre formazioni para militari (il MAR di Fumagalli, già noto per gli attentati del 70 in Valtellina, il grup po « La Fenice » di Rognoni e Azzi, presto implicato nell ’ attenta to al treno Torino-Roma del 7/4/73) e, dall ’ altro, con movimen ti più interni al sistema dei partiti, la Maggioranza Silenziosa di Adamo degli Occhi e poi il Movimento di Opinione Pubblica del gen. Nardella e di Alliata di Monreale, il Centro di Resistenza Democratica di Edgardo Sogno, i democristiani di Europa 70, il gruppo di Nuova Repubblica di Randolfo Pacciardi, per non parla re, ovviamente, dei legami con spezzoni del MSI e del F.d.G. soprattutto milanese 3 . L ’ arcipelago del Fronte Nazionale del 70 si trasforma così, attraverso acquisizioni e perdite successive, nella variegata composizione della « Rosa dei Venti » degli anni 73-74. La ragnatela che si va in tal modo tessendo non porta alla formazione di un ’ organizzazione unitaria, bensì alla crescita di una serie di movimenti, diversi per ambizioni, peso politico ed ipotesi operative, ma collegati tra loro per i rapporti personali incrociati esistenti tra i vari protagonisti e cementati dalla medesima ideolo gia autoritaria, favorevole all ’ ipotesi di una violenta rottura istitu zionale. All ’ interno di questo arcipelago si profilano poi, in particola re, due linee di tendenza, quella più “ politica ” , che punta ad una repubblica presidenziale e quella invece che mira ad una rottura più esplicitamente “ militare ” . Ma non si tratta di una divisione netta tra le strategie, né, conseguentemente tra i gruppi che ad esse fanno riferimento. Perché non va dimenticato, ad esempio, che il “ colpo di Stato liberale ” auspicato da Sogno, il più “ presi- denzialista ” di tutti, avrebbe dovuto verificarsi, « alla maniera in donesiana, cilena, greca 4 » e che Fumagalli, antifascista e partigia no, pure favorevole ad una repubblica presidenziale, forniva armi e munizioni al fascista Degli Esposti, uno dei dirigenti di A.N. Inutile quindi attardarsi su sigle ed etichette. Insufficiente, inoltre, fermarsi solo a questo primo livello. Perché l ’ analisi degli atti relativi a queste inchieste — assai più che le sbiadite sentenze che ne sono seguite — arricchiscono questi intrecci con precisi richiami a delicati apparati dello Stato, FF.AA in particolare e servizi segreti. Tutti questi progetti, più o meno velleitari, più o meno cruen ti, tanto nella loro versione presidenzialista, quanto in quella più esplicitamente militare, prevedevano infatti l ’ intervento delle
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