Transizione 1985

un colpo di stato liberale, spezzoni di stato e maggioranze silenzio se si era rapidamente disgregato e nell ’ 80 certo non esisteva più. E questo per le ragioni più diverse. Infatti, se è vero che i “ presidenzialisti ” di allora, ma non solo quelli, avevano trovato un formidabile elemento di continuità nel « Piano di rinascita nazionale » 16 portato avanti con tecnica dalle lobbies politico-finanziarie legate alla massoneria ed alla log gia di Gelli in particolare; e se, al riparo del fronte della fermez za, impegnato esclusivamente contro il terrorismo rosso, i servizi di sicurezza — per nulla toccati nella struttura dell ’ operazione di “ risanamento ” del 1974 — erano stati coinvolti nelle attività della loggia P2, è anche vero che i finanziatori di un tempo erano venuti a mancare, nè vi era stata l ’ adesione a queste nuove forme di eversione da parte di significative forze politiche o, peggio, da parte di settori rilevanti delle Forze Armate. In questo senso allora si può parlare di una situazione di relati vo isolamento. Per questo è apparsa plausibile la spiegazione della strage, fornita dall ’ interno della stessa area eversiva, secondo cui l ’ attentato sarebbe stato voluto da chi, legato a vecchie ipotesi stra giste e per questo strumento di apparati reazionari di destra, inten deva controllare con ogni mezzo un movimento che gli sfuggiva, smantellando i gruppi autenticamente spontanei, scatenando contro di essi una repressione generalizzata 17 . Ipotesi plausibile certo, visti anche gli esiti, ma tutta da verifi care e da approfondire. Ma soprattutto da ampliare. Infatti sui rapporti tra i terroristi della prima fase ed i nuovi gruppi eversivi, dopo i processi degli anni ’ 80 e le dichiarazioni dei pentiti, sappiamo già tutto o quasi. Ed una tale spiegazione sotto questo profilo, appare coerente ed interna a quella storia sopra schematicamente evidenziata. Ma dei rapporti tra quegli irriducibili, la “ destra reazionaria ” e i suoi apparati — nozioni tutte da decodificare attentamente — ben poco si è saputo dalle indagini sinora condotte. Certo, non sembra accertata, oggi, l ’ esistenza di un rapporto organico tra servizi e gruppi eversivi in quanto tali, secondo lo schema praticato nei primi anni ’ 70. Ma questo non è certo suffi ciente per escludere qualsiasi tipo di legame e, peggio, qualsiasi forma di utilizzo, tutt ’ altro. Sono infatti sicuramente perdurati rapporti tra singoli funziona ri e vecchi “ tramoni ” , cementati — al di là di altre più attuali convenienze — dall ’ esistenza di troppe reciproche compromissioni

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