Transizione 1985

termini strumentali, ma di cui soprattutto si dibatte, in termini di corretta analisi, sociale, culturale e politica. Sono noti i contenuti posti al centro di questo modello: — la politica sociale dei servizi; — il contenimento ed il controllo pubblico dell ’ espansione urbana; — la salvaguardia dell ’ ambiente naturale e dei centri storici, considerati e assunti come grossa risorsa anche economica. Questa politica ha significato, nei fatti, la realizzazione di una città con un minor tasso di ingiustizie sociali e urbane; la creazione di periferie più vivibili e umane; la diffusione su tutto il territorio di una rete di servizi e attrezzature — scuole, verde, asili, attrezza ture sportive — che non solo ha rappresentato un modo di crescita civile, non solo è stato elemento di sostegno alla produzione e all ’ occupazione femminile, ma ha comunque assunto, nell ’ esperienza e sperimentazione di gestione che ha indotto, un notevole spessore sociologico e culturale, che aiuta oggi a capire meglio i termini della trasformazione e complessità sociale in atto. Il “ modello emiliano ” si è esplicato non solo nel più consolida to livello di governo locale, ma è riuscito ad esprimersi anche a livello regionale, pure in un contesto nazionale di vera e propria crisi di credibilità dell ’ istituzione regionale. E non di meno va riconosciuto che si è saputo via via adeguare, anche sostanzialmen te, in questi ultimi anni. Mentre a livello locale prende avvio la nuova generazione dei piani regolatori, i cosiddetti « piani della qualità », tesi sostanzialmente alla riqualificazione, ambientale ed urbana, della città esistente, a livello regionale si modificano, pro gressivamente, i metodi ed i contenuti della programmazione e pianificazione regionale. Nel metodo il processo di aggiornamento è emblematizzato dal F.R.I.ET. che finalizza l ’ intervento regionale, secondo obiettivi e progetti specifici e concretizza il rapporto Re- gione/Enti locali su temi comuni e significativi; nel merito vengo no poste al centro dello sviluppo tecnologico, tematiche quali l ’ am biente, i servizi primari, la riqualificazione produttiva. È stata questa politica che ha portato negli ultimi dieci anni, dal ’ 71 all ’ 81 , le città emiliane ai primi posti della graduatoria naziona le per i redditi, per la presenza dei servizi, per la qualità della vita. Questa esperienza non è stata esente da limiti, quando si è misu rata con squilibri strutturali di ben altra natura e competenza. È evi dente infatti che una siffatta linea di « buona amministrazione loca le », seppure necessaria ed auspicabile, non è sufficiente a risolvere

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