Transizione 1985

dello sviluppo urbano, che aveva il suo punto più alto nella drasti ca riduzione dei plusvalori fondiari riconosciuti negli espropri per pubblica utilità e che aveva consentito un ’ ampia diffusione dei ser vizi sociali e la qualificazione dei quartieri economici e popolari, ponendo le basi per migliorare ulteriormente le future trasforma zioni delle città. Si trattava certamente di successi parziali, non privi ancora di contraddizioni e di insufficienze: il regime dei suoli risolto positi vamente, ma ancora in forma giuridicamente ambigua; il piano decennale della casa impegnato a realizzare 100.000 alloggi pubbli ci all ’ anno, ma con finanziamenti continuamente ridotti dall ’ infla zione e affidati alla discrezionalità dei governi; l ’ equo canone che tentava forse troppo in ritardo di mettere un po ’ d ’ ordine nel regime degli affitti, ma rappresentava un espediente transitorio al quale rapidamente dovevano seguire provvedimenti di maggiore respiro. Erano quelli gli anni della « solidarietà nazionale »: e furono anche gli ultimi della lenta riforma urbanistica graduale. Da allora il processo si è progressivamente invertito, trasformandosi in una vera e propria « controriforma urbanistica ». I mezzi di informa zione furono indotti a diffondere il tam-tam della crisi edilizia pro vocata dalle leggi riformatrici. E quando nel 1982 la pubblicazione dei dati censuari rivelò che la « deregulation urbanistica » si basava su un falso clamoroso, era ormai troppo tardi: il fronte riformatore era indebolito e l ’ opinione pubblica, frastornata, prestava attenzio ne più alle insufficienze e agli errori delle riforme realizzate, che alle conquiste legislative da difendere. A guardar bene la controriforma viene spesso realizzata la sciando marcire i problemi scottanti sul tappeto, formulando dise gni di legge presto abbandonati, approvando decreti legge che ven gono battuti in Parlamento o addirittura vengono lasciati cadere. Intanto le difficoltà incancreniscono, l ’ emergenza è ogni giorno più allarmante, la questione dell ’ urbanistica e della casa diventa un terreno prediletto dei tentati colpi di mano da parte di una mag gioranza che, anche in questo campo, non riesce però a trovare una via unitaria per affrontare i problemi sul tappeto. Questa scomposta e disordinata azione di governo, un obiettivo negativo certamente lo realizza: quello di confondere le idee all ’ o pinione pubblica e di proporre la filosofia dell ’ emergenza quale terreno di scontro politico e culturale, mettendo sempre più in ombra la natura strutturale delle questioni in gioco e un attento

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