Transizione 1985
aggiornamento di analisi sulla reale situazione con cui misurarsi. La prima cosa su cui potrebbe essere interessante riflettere è l ’ incredibile trasformazione che ha subito negli ultimi sei anni l ’ at teggiamento di una parte delle forze politiche, che pure aveva con tribuito alle riforme graduali dell ’ urbanistica e della casa. Senza risalire a Lombardi, basterebbe pensare ai tentativi del ministro socialista Pieraccini di salvare la riforma urbanistica generale o alla ferma reazione del ministro socialista Mancini nei confronti del Sacco di Agrigento o del malgoverno urbanistico a Roma. Senza scomodare il democristiano Sullo — ministro sconfessato dal suo partito — basterebbe ricordare i severi documenti sulla rendita urbana elaborati dai democristiani Saraceno e Andreatta. E infine, come dimenticare che la legge sul nuovo regime dei suoli — di cui oggi non si discute soltanto la formulazione giuridica, ma si rinnega da parte di tanti il contenuto politico — porta la firma del ministro repubblicano Bucalossi? Certo tutti possono pensare di aver sbagliato, anche per molti anni, e cambiare di conseguenza linea politica, anche radicalmente: ma sarebbe utile allora, che fosse chiaro dove e perché queste forze politiche ritengono di aver sbagliato e sulla base di quale analisi ritengono necessaria una così totale inversione di rotta. In sostanza bisognerebbe che dimostrassero come la causa dei mali urbanistici e delle carenze abitative che affliggono il Paese, risiede nelle riforme parziali adottate in passato e non piuttosto nel mancato perfezio namento e completamento delle stesse riforme. Invece, smascherato il falso della crisi edilizia, nulla è rimasto a giustificare la smania controriformista. Occorre ricordare allora quanto si vuol invece dimenticare per forza: e cioè che nel 1981 in Italia c ’ erano 86 milioni di stanze per 56 milioni di italiani e che oggi, per 57 milioni di persone le stanze sono già diventate 88 milioni. C ìq significa che non c ’ è mai stata e neppure oggi c ’ è la crisi edilizia: il tasso di costruzione, espresso in stanze per 1000 abitanti, è ancora in Italia notevolmente superiore a quello di tutti i paesi della CEE, esclusa l ’ Olanda, ma comprese la Germania Fe derale e la Francia. Di fronte a queste cifre non è difficile comprendere le carenze della situazione italiana, il cui parco alloggi è di poco inferiore a quello francese, ma non a quello tedesco. In Italia si è fatta una forsennata politica di incentivazione della proprietà della casa, sti molata negli anni della stabilità monetaria da agevolazioni crediti 27
Made with FlippingBook flipbook maker