Transizione 1985
zie e fiscali, che destinavano a questo settore quasi tutte le risorse pubbliche disponibili. Così il 60% delle famiglie italiane abitano in un alloggio pro prio, ma le case popolari in affitto per i meno abbienti, le giovani coppie, gli anziani pensionati, mancano in misura intollerabile: dal 1962 ad oggi il finanziamento pubblico per le abitazioni in Italia non è mai arrivato al 10% del totale prodotto, mentre negli altri paesi della CEE oscillava dal 20% al 40%. Questa politica ha penalizzato non solo le case popolari in affit to, ma anche gli investimenti dei privati nel settore della locazione: infatti per compensare i lavoratori dei mancati investimenti pubbli ci si è mantenuto il blocco totale degli affitti privati fino al 1963, eliminato poi, ma solo per le abitazioni costruite successivamente. Si era creato così un regime degli affitti irrazionale ed ingiusto per milioni di piccoli proprietari e per altri milioni di inquilini. Oggi si tende a dare la colpa di tutti i mali alla legge sull ’ equo canone del 1978, ma si dimentica in primo luogo che essa è stata decisa con dieci anni di ritardo e ha trovato così una situazione quasi irreparabilmente deteriorata. Anche così tardivamente adot tata — e ciò senza voler negare i difetti della legge — l ’ equo canone avrebbe potuto dare risultati ben diversi, se fossero stati realizzati i 100.000 alloggi pubblici all ’ anno che una legge parallela si era impegnata a realizzare. Nel 1984 sarebbero stati infatti disponibili 600.000 alloggi po polari, capaci di ospitare altrettante famiglie di lavoratori, offrendo senza traumi alla nuova domanda di alloggi in affitto una grossa fetta del mercato privato. Non bisogna dimenticare che l ’ equo ca none era stato proprio concepito come uno strumento transitorio per arrivare se necessario, ma in forma socialmente indolore, anche al ripristino del mercato privato degli alloggi in affitto. Ma degli alloggi popolari promessi neppure la quinta parte è stata realizzata: anzi il governo ha sottratto ai finanziamenti dell ’ edilizia pubblica migliaia di miliardi Gescal che, ancor oggi, sono pagati dai lavora tori e dagli imprenditori, usandoli per turare le falle dei suoi di sastrosi bilanci. Non dunque le riforme, graduali e ancora certa mente insufficienti, hanno fatto precipitare nel caos la situazione abitativa italiana: ma piuttosto la rinuncia a portarle avanti e per fino il mancato rispetto di quelle già adottate. In questo quadro non c ’ è da meravigliarsi se l ’ abusivismo edili zio abbia nel Mezzogiorno sostituito in larga misura l ’ imprenditoria abitativa legale. Infatti l ’ abusivismo edilizio, che era nato per « ne 28
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