Transizione 1985
EFFICIENZA DEL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE E FORMAZIONE DEGLI OPERATORI
Lucio Montanaro
La riforma sanitaria, a cinque anni dal suo avvio legislativo, non ha avuto gli esiti attesi di mirata efficacia e migliore efficienza del servizio sanitario. Il modello di Servizio Sanitario Nazionale, previsto dalla riforma, fondato sul decentramento a livello locale (programmatorio delle Regioni e gestionale dei Comuni), sulla par tecipazione democratica degli operatori e degli utenti, e finalizzato alla gestione unitaria di tutti gli interventi sanitari e socio-sanitari, è un modello avanzato che non va abbandonato, anzi difeso ed attuato. Le difficoltà di attuazione della riforma sanitaria non sono attribuibili al modello di servizio in essa prefigurato, ma ai condi zionamenti e alle contraddizioni di attuazione della riforma, che rendono il servizio sanitario soggetto ad evidenti inefficienze. Tra i fattori causali che sono alla base della ritardata e, a volte, distorta realizzazione della riforma sanitaria, e delle inefficienze del servizio sanitario nazionale vanno annoverati, a mio parere: — L ’ incoerenza e ritardi nella emanazione di atti legislativi attuativi della legge quadro di riforma, sostituiti dal continuo ri corso, da parte del Governo, allo strumento del decreto-legge, che, in carenza di un piano sanitario nazionale, è stato utilizzato in modo estemporaneo per esclusivi fini di politica finanziaria e non di attuazione programmatica. Tale confusione legislativa ha posto in difficoltà anche le Regioni che, come l ’ Emilia-Romagna, si erano tempestivamente dotate di un Piano Sanitario Regionale. — La dilatazione, o meglio la mancata qualificazione, della spesa sanitaria, largamente destinata all ’ assistenza ospedaliera, al settore privato convenzionato (soprattutto di diagnostica laborato- ristica), al consumo irrazionale dei farmaci, e gravemente limitata
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