Transizione 1985
nelle altre suddivisioni amministrative) in cui essa è al governo da più tempo. Pur evocata come strumento di liberazione e incanalata effica cemente, la partecipazione politica viene anche temuta. Non è solo il centralismo democratico che opera al tempo stesso da stimolo e da freno sulla partecipazione politica, ma è la cultura politica di fondo che utilizza quelle modalità di partecipazione essenzialmente come sostegno, supporto di scelte prese in ambiti più stretti (il che è vero non solo per il partito, ma anche per il sindacato). Cosicché la sinistra, in particolare quella comunista, nutrirà parecchie remo re prima di accedere ad un ’ accettazione piena, nella teoria e nella pratica, del referendum. Strumento che pure rivela un ’ inaspettata maturità sui temi sociali dell ’ elettorato italiano, per la sua carica di imprevedibilità, per la sua sfida alle posizioni codificate dai partiti, per il ricorso ad esso da parte delle minoranze e contro il Parla mento, il referendum verrà guardato con sospetto. Bisognerà che il partito perda nella teoria il monopolio delle domande politiche e soprattutto che si accorga di averlo perso anche nella pratica, perché l ’ atteggiamento di ampi settori del par tito comunista nei confronti del referendum assuma caratteristiche più positive. Tuttavia, permangono alcune non piccole contraddi zioni. Vero è che il PCI sembra essersi orientato a proporre l ’ in troduzione di varianti di referendum propositivo e deliberativo (oltre a quello abrogativo). Ma se il referendum è uno strumento per ascoltare la volontà popolare, allora per il rispetto che questa volontà merita, essa deve essere recepita e immediatamente tradot ta nelle deliberazioni che ne conseguono. Cosicché i referendum consultivi non sembrano appartenere alla categoria degli strumenti che consentono quella partecipazione diretta e incisiva dei cittadini alle scelte politiche. Infatti, delle due l ’ una: o i governanti inten dono attenersi alla manifestazione delle preferenze espresse dalla maggioranza e allora tanto vale che si abbia un referendum delibe rativo (il quale, fra l ’ altro, avrebbe il pregio di sollecitare una partecipazione più ampia e consapevole) oppure non vogliono far lo, si riservano il diritto di decidere, e allora perché mobilitare una partecipazione elettorale che non conterà? Se, poi, il referendum è anche uno strumento per la protezione delle minoranze, se costituisce una risorsa nelle mani di gruppi di cittadini, non organizzati in partiti, oppure in contrasto proprio con il sistema dei partiti quale si è venuto configurando e espri mendo (o tacendo) in una determinata legge, allora proporre l ’ au 41
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