Transizione 1985
cretizza nella misura in cui le istituzioni rinuncino al confronto dialettico con i nuovi soggetti e accettino invece di plasmarsi se condo quelle esigenze, lasciandosi penetrare dai vecchi e dai nuovi interessi. I criteri con i quali gli interessi verranno riconosciuti debbono dunque essere flessibili e le sedi di confronto assoluta- mente trasparenti. Inoltre, il riconoscimento degli interessi e dei soggetti non potrà implicare soltanto l ’ attribuzione di diritti e di risorse, ma anche quella di doveri e di responsabilità. Il secondo rischio consiste nella imposizione di forme di eguaglianza, prematu re e indifferenziate, in situazioni che invece richiedono grandi ca pacità di discriminazione e di valutazione ponderata. La scorciatoia di una comunque difficile eguaglianza di risultati può divenire esiziale per lo stesso tentativo di produrre eguaglianze, creando forti contraccolpi sia nei ceti moderati che negli stessi fruitori delle nuove eguaglianze. Se, come credo, questo è un punto centrale dell ’ elaborazione della sinistra, allora bisogna guardarsi da quei garantisti che decli nino la problematica dei nuovi diritti esclusivamente dalla parte dei loro portatori (tali o presunti tali), che si situino dal versante (presunto) della società a scapito di quello delle istituzioni, che vogliano la frammentazione, dispersione e riduzione del potere e non il suo esercizio entro regole definite, controllabili e controllate, con piena assunzione da parte dei gruppi sociali (mai, comunque, del tutto privi di potere) e dei governanti delle relative responsabi lità. La sinistra, dividendosi attualmente fra garantisti e decisioni sti, distinzione di comodo ma che coglie appieno le due tendenze estreme, non ha saputo risolvere questo dilemma che taglia la sua storia politica e culturale dai giacobini alla socialdemocrazia tedesca classica, dalla Terza Internazionale all ’ eurocomunismo fino alle concrete e diversificate esperienze di governo delle socialdemocra zie europee (e, si parva licet..., delle amministrazioni di sinistra in Italia). Più che di eccesso di garantismo, credo che si debba parlare di garantismo malposto. Questo garantismo malposto si incunea anche nella visione più propriamente istituzionale della sinistra. 2. Per una serie di ragioni attinenti all ’ esperienza storica ita liana e all ’ incertezza nei rapporti di forza fra le formazioni politi che, la stessa struttura costituzionale nel circuito elettori-Parlamen- to-governo rappresenta l ’ epitome del garantismo (creatura e simbo 43
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