Transizione 1985

lo dell ’ anomalia del caso italiano). Il dibattito sulla praticabilità di alternative istituzionali nel periodo 1945-47 non può che rimanere aperto. Il giudizio sul funzionamento complessivo dell ’ assetto isti tuzionale non può che essere positivo. Il mutamento nelle funzioni e nelle strutture dei partiti, la trasformazione della società civile e la nuova articolazione del sistema non possono che imporre un ripensamento del circuito istituzionale. A questo ripensamento la sinistra italiana è arrivata divisa, in ordine sparso, fortemente diva ricata non solo nel riscrivere le proprie analisi del passato, ma nell ’ avanzare proposte per il futuro. Soprattutto, mi pare che la sinistra non abbia saputo, al di là delle persistenti e, come accenna to, non peregrine polemiche sul contrasto garantisti/decisionisti, cogliere appieno l ’ intreccio da un lato fra partiti e istituzioni, dall ’ altro fra società civile e istituzioni, fornire una visione « siste mica » di questo intreccio e coniugare le relative proposte di rifor ma. Cosicché, troppo spesso le proposte della sinistra, in particola re di quella socialista, sono parse strumentali e occasionali, fram mentarie e partigiane tali da promettere vantaggi immediati e im mediatamente fruibili 2 (salvo poi essere abbandonate in attesa che l ’ evoluzione dei rapporti politico-elettorali consenta qualche gua dagno aggiuntivo e comunque non incida sull ’ attuale rendita di posizione di cui gode il PSI nello schieramento politico italiano). Altrettanto spesso le proposte comuniste si sono ispirate alla difesa della rendita di opposizione, alla riproposizione di un garantismo che, valido e talvolta aggiornato, sembra farsi carico soltanto dei diritti delle minoranze (ma soprattutto di quelle grandi, consisten ti) e non dei diritti delle maggioranze (imponendo loro le relative, chiare e « trasparenti » — visto che questa sembra la richiesta fondamentale della sinistra per quel che concerne gli apparati — responsabilità), che vuole proteggere un passato che, come attuale partito di maggioranza relativa nel paese, dovrebbe ritenere ormai superato (e comunque agire come se lo fosse), che attende burbero e speranzoso un ’ evoluzione dei rapporti politici di segno opposto a quella auspicata dal PSI. In qualche misura, le proposte di riforma sono conseguenti a questa impostazione. A livello dei rapporti fra partiti e di quelli fra partiti e cittadini, il massimo di garantismo è naturalmente offerto da una formula elettorale proporzionale. I partiti ottengono grosso modo una percentuale di seggi pari alla loro percentuale di voti e non rischiano praticamente nulla. Al tempo stesso l ’ elettore non si trova « costretto » a dover scegliere un governo o a dover votare

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