Transizione 1985
vi. Se è vero che il mercato è produttore e riproduttore di dise guaglianze, allora è alla politica che spetta la riduzione di queste diseguaglianze e l ’ attuazione della giustizia sociale auspicabile e possibile. Le istituzioni, pertanto, vanno valutate sulla base delle loro capacità di promuovere le condizioni di fondo della giustizia sociale. Se questo è, come credo, il parametro da utilizzare, allora le istituzioni politiche e giuridiche debbono essere considerate valide ai fini della promozione della giustizia sociale nella misura in cui garantiscono, contemporaneamente , il massimo delle possibilità di partecipazione, la rappresentanza del maggior numero di preferenze (non di soggetti o di gruppi), la traduzione più rapida e fedele delle preferenze maggioritarie, il controllo più incisivo e più effica ce sui processi decisionali, la periodicità dell ’ alternanza. Le istitu zioni risultano consone alla giustizia sociale quando riescono ad ampliare e a diffondere l ’ eguaglianza delle opportunità politiche, specificamente tali. Spetterà ai rappresentanti eletti o variamente selezionati dai circuiti istituzionali operare affinché si pervenga, o meglio ci si incammini lungo la strada dell ’ eguaglianza dei risultati, vale a dire della giustizia sociale 7 . Sarebbe un grave errore pensare di potere congegnare le istituzioni politiche in modo da pervenire, cortocircuitando ogni altro assetto e comprimendo le sfere economi ca, sociale, culturale, ad esiti di giustizia sociale. La cultura istituzio nale della sinistra non ha talvolta saputo mantenere ferma questa distinzione fra opportunità di accesso alla politica e esiti dei pro cessi politici. Non è solo questione della classica distinzione fra democrazia formale e democrazia sostanziale. È soprattutto que stione del riconoscimento dell ’ autonomia relativa delle varie sfere: politica, istituzionale e sociale. Questo riconoscimento costituisce la premessa indispensabile per una riflessione sulle e una riforma delle istituzioni che, ampliando la democrazia come partecipazione incisiva degli elettori, consenta una definizione di giustizia sociale variamente modellata dagli elettori stessi sia direttamente sia attra verso la scelta dei loro rappresentanti e agevoli la ricettività di questi alle nuove preferenze e la valutazione del loro operato in totale trasparenza. La sinistra non ha nulla da perdere tranne le sue catene vetero-garantiste.
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