Transizione 1985

le, « e quindi un fine, se pure un ideale limite, e quindi un fine soltanto possibile [...] Come ideale indica una tendenza verso una meta [...] essa consiste nell ’ attuazione progressiva dell ’ idea di libertà e giustizia fra gli uomini oppure, con espressione analoga, nello ‘ sforzo progressivo di assicurare a tutti gli uomini un ’ eguale possibilità di vivere la vita che solo è degna di questo nome ’ ». Ora, è questo il rapporto fra liberalismo e socialismo che io assu mo, come problema, sullo sfondo delle mie osservazioni. Ve ne sono, ovviamente, molti altri, come sempre accade con termini centrali del lessico politico: sembra perciò particolarmente utile precisare la prospettiva che ho scelto. Per altro, nel suo celebre pamphlet Quale socialismo?, mi sembra che Bobbio abbia prevalentemente concettualizzato il pro blema democrazia/socialismo in modo corrispondente: come rap porto fra un metodo o una via e un fine o una meta. La nota critica a Marx e alla tradizione marxista si concentra esattamente sull ’ as senza di una teoria della politica o, mi sembra più precisamente, delle istituzioni; e queste ultime sono mezzi per perseguire fini o valori sociali. Quello che è interessante e da cui in pratica prende le mosse la mia relazione è che delle 109 pagine di cui è fatto l ’ agile libro del ’ 76, solo quattro, le ultime, sono dedicate a formu lare la domanda « inquietante »: « la democrazia, si è detto, è una via. Ma verso dove? » È vero che può accadere che « l ’ ultima battuta di un dibattito apparentemente concluso sia anche la prima di un dibattito ancora da fare ». Ma può anche accadere che essa getti una luce nuova sullo stesso dibattito che conclude. In realtà, a una lettura più attenta, Bobbio accenna qua e là al fatto che pre sentare il problema democrazia/socialismo come un problema di un mezzo e di un fine è un modo certo chiaro, ma non del tutto soddisfacente. Il nesso fra mezzi e fini è uno di quelli strettissimi e così come non c ’ è fine che sia totalmente indifferente al mezzo, allo stesso modo non c ’ è mezzo che non incida sul fine. La mia impres sione è, infatti, che il problema liberalismo/socialismo non sia un problema del tipo via/meta. Sarei del tutto anti-platonista in pro posito, come direbbe un filosofo della matematica. Non c ’ è il socia lismo come c ’ è piazza Castello e le varie vie che portano a essa. Né la democrazia è un tram o un taxi. Dal punto di vista normativo, non c ’ è altro se non l ’ esito costruttivo, ridefinibile nel tempo, delle conversazioni fra liberali e socialisti. (Ciò è naturalmente anche all ’ origine dei nostri dilemmi attuali di valore politico).

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