Transizione 1985

che, in società come le nostre, è da sempre in tensione con i prin cipi e le regole che governano la sfera del mercato. Le conversazioni hanno per oggetto i confini fra questa sfera e quella dei diritti (di cittadini). È generata dalla conversazione fra liberali e socialisti l ’ idea che l ’ esito della sorte naturale e sociale possa essere corretto, sulla base di un principio o di un insieme di principi di giustizia distributiva. Il monologo di Hayek o di Robert Nozick non con sente ciò (essi sembrano avere in mente una società al di qua della giustizia distributiva; così come la vigorosa critica di Marx all ’ idea di giustizia sembra implicare una società al di là della giustizia distributiva). Naturalmente, l ’ idea correttiva non ha alcun senso nella prospettiva del ministro per la pianificazione o per Deng, almeno sino a qualche settimana fa. Il monologo liberale consente certamente di riconoscere come moralmente arbitrario che uno sia nato figlio di un vincitore sul mercato o un altro sia nato in un sesso piuttosto che in un altro. Ma è la conversazione fra liberali e socialisti a generare l ’ idea che sia moralmente arbitrario lo svantag gio nella soddisfazione di bisogni come cure mediche o nel perse guimento di istruzione-educazione e auto-sviluppo. Il monologo li berale non può che essere indifferente a quanto accade a cittadini perché è concentrato su ciò che essi fanno. È generata dalla conver sazione l ’ attenzione su alcuni aspetti della sorte dei cittadini, per ciò che questo implica sulle loro possibilità di fare. Nella sua formulazione più ambiziosa e complessa, l ’ idea cen trale di Una teoria della giustizia di Rawls è plausibilmente inter pretabile come l ’ espressione di questa lunga catena di discussione pubblica sullo schema di distribuzione dei costi e dei benefici per la cooperazione sociale fra cittadini, considerati — appunto — come persone morali eguali. La priorità delle libertà e il principio pro priamente distributivo di differenza, che giustifica ineguaglianze nei beni di cittadinanza o beni sociali principali solo per ragioni di incentivo, costituiscono i principi che sono oggetto di accettazione razionale da parte di cittadini che sono concettualizzati come membri di pari dignità, che si riconoscono come eguali, cooperanti nel tempo. Si osservi che Rawls sostiene che l ’ insieme delle risorse, dei talenti e delle dotazioni dei cittadini costituisce un « bene col lettivo » e che solo l ’ accettazione di un principio di giustizia distri butiva o equità genera uno schema in cui si possono identificare bisogni, diritti, doveri, meriti di cittadini e quote distributive per essi. Questo schema specifica la concezione condivisa di giustizia sociale come centrata sull ’ idea di equità nella distribuzione di quei

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