Transizione 1985
SINDACATI E PARTITI DELLA SINISTRA DI FRONTE AL DECRETO
Giorgio Ghezzi
1. Che lo « strappo di febbraio » abbia consumato una svolta nel sistema delle relazioni industriali, è ormai constatazione comune. Più controversi sono i problemi che riguardano l ’ ampiezza di que sta svolta, la profondità delle sue radici, le sue possibili ramifica zioni. Né il clima attuale dei rapporti intersindacali e tra le forze politiche sembra agevolarne un superamento verso rinnovate forme di unità d ’ azioni e di intenti. Certo, una stagione dell ’ unità sindacale è finita: quella conno tata dall ’ applicazione sempre più estenuata dal patto federativo del 1972. Essa non potrà positivamente riaprirsi se non lasciandosi alle spalle il modo di essere e di operare, in cui quel patto si era in definitiva risolto, consistente nella diplomatizzazione dei rapporti reali, nei poteri di veto incrociato, nelle unanimità fittizie. Tutta via, un assetto di tipo nuovo è ancora lontano, ed anzi pare pren der corpo, nella prassi dei rapporti tra i sindacati, una sempre più accentuata concorrenzialità, che si traduce, a livello d ’ azienda, per sino in controversie (che altrove si chiamerebbero « giurisdiziona li ») sulla rispettiva rappresentatività e su quella dei consigli di fabbrica: fino a proiettarsi nell ’ illusoria ricerca di soluzioni di tipo giudiziario. Onde il profilarsi, sul piano dell ’ analisi politico-giuridi ca, di inediti « istituti della discordia »: prova evidente, se mai ne fosse stato avvertito il bisogno, del nesso strettissimo che collega sia l ’ origine che tutta la fase iniziale di applicazione, e poi la crisi, degli « istituti della concordia » predisposti, tra le fine degli anni ’ 60 e l ’ aprirsi del nuovo decennio, dalla contrattazione collettiva e dallo statuto dei lavoratori — prime tra tutte le rappresentanze unitarie di fabbrica — , con l ’ ascesa e quindi il travaglio del « sin dacato dei consigli ». Cosicché può fondatamente pensarsi che al 5
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