Transizione 1985

per perseguire il fine indicato dal criterio possono assumere un senso su questo sfondo, anche se non mi occupo di questi impor tanti aspetti: p.e., il fine della eguaglianza nei beni di cittadinanza è meglio o più efficacemente perseguibile via mercato o via stato, ecc.?) Il mio punto è che tutto ciò ha a che vedere con una versione semplice dell ’ eguaglianza . Vorrei contrapporre a essa una versione complessa che mi sembra più appropriata a render conto o a fron teggiare gli importanti dilemmi che abbiamo di fronte. Ritengo di aver dato una prima risposta alla domanda « quale eguaglianza? » per come essa è formulata nelle conversazioni liberali e socialiste. Grosso modo, possiamo dire: una eguaglianza nell ’ allocazione di beni per cittadini, intesi come mezzi per molti scopi. Ho anche detto qualcosa come: consentire a tutti i cittadini la stessa, eguale, possibilità di essere diversi. La « stessa » possibilità vuol dire qual cosa come la stessa quota di « manna ». Immaginiamo ora che il presidente della nostra prima seduta ratifichi, al termine delle conversazioni, l ’ accordo unanime, soste nendo che ciascun cittadino e ciascuna cittadina, in quanto persone morali eguali, hanno diritto alla stessa dotazione di manna. Ciascu no di essi vale almeno quanto ciascun altro e quindi non si vede perché dovrebbe essere differentemente trattato. Noi sappiamo che una teoria della giustizia allocativa ha immediatamente parecchi problemi con il tempo. Esso, infatti, introduce una inquietante complessità nei nostri problemi. (Se il presidente Norberto chiude i lavori il sabato, è presumibile che i suoi cittadini gli pongano pa recchi problemi il lunedì). Ma non è questo il punto cruciale della questione: quello che non soddisfa è l ’ idea di trattare la varietà dei beni sociali nei termini di una sola, omogenea sostanza, manna, utilità o opportunità che sia. L ’ equità nell ’ allocazione di manna risponde alla versione sem plice dell ’ eguaglianza. Ma essa non è in grado di rendere conto della complessità o, più semplicemente, dell ’ esperienza condivisa della varietà o pluralità dei beni sociali. Tuttavia, è a quest ’ ultima che sono connesse non solo la versione complessa dell ’ eguaglianza quanto gran parte dei dilemmi di natura politica e sociale che stan no a cuore agli argomentanti o ai protagonisti delle mie conversa zioni. Questo, per il semplice fatto che glielo hanno detto cittadini e cittadine. Ora, Norberto è preoccupato del fatto che l ’ idea dell ’ e guaglianza allocativa o semplice non incontri il completo favore dei cittadini o delle cittadine perché egli rispetta profondamente le

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