Transizione 1985
questo proposito è quello di Luigi Einaudi, che non perse occasio ne per tributare la propria ammirazione per il grande libro della « coppia geniale ». A prima vista, potrebbe sembrare incongruente l ’ accostamento del capofila del liberismo italiano ai sostenitori di un piano integra le di statalizzazione e di corporativizzazione della società quali fu rono i Webb. Eppure Einaudi prese a prestito da loro gran parte dell ’ armamentario concettuale che fece di lui il più assiduo analista delle relazioni di lavoro dell ’ Italia prefascista, oltre a renderlo il fautore della libertà contrattuale come presupposto tra quelli che stanno a fondamento del « buongoverno ». La nozione di cittadinanza sociale che Einaudi accoglie dai Webb si palesa però come assai più ristretta rispetto a Industriai Democracy: consiste semplicemente in ciò, che i lavoratori devono avere pari dignità degli imprenditori di fronte alla legge e allo stato e che la contrattazione tra le parti non deve essere soggetta a vincoli di sorta, almeno fino a quando le sue procedure non rechi no danno agli interessi della società in generale. Anche per Einaudi (1972), la cittadinanza industriale presenta alcuni tratti che la di stinguono da quella civile e politica (da cui in certo modo discen derebbe): la trattativa su un piede di parità tra rappresentanze operaie e imprenditoriali pone in evidenza l ’ esistenza di una comu nità industriale — una sorta di isola nel corpo maggiore della società — che è animata dal ruolo aggressivo e dinamico di indivi dui e di soggetti sociali mossi in primo luogo dalla consapevolezza di costituire una potente forza di innovazione. Einaudi crede dun que di poter rintracciare i segni della rivendicazione aperta di un diritto di cittadinanza che è certamente più industriale che sociale e che dipende dalla posizione speciale occupata dagli attori del pro cesso di industrializzazione. Nonostante l ’ accento sui valori individuali portati a galla dalla genesi dell ’ industrialismo, Einaudi non ha incertezze di fronte al l ’ opportunità che si formino organizzazioni depositarie dell ’ autorità di negoziare in nome di lavoratori e imprenditori. Sulla scia dei Webb, asserisce che le organizzazioni più sono grandi e più fungo no da deterrente dei conflitti: infatti Einaudi, più dei Webb, sa capire che l ’ organizzazione « costituisce » un interesse sociale anco ra prima di « rappresentarlo ». Quanto più un sindacato sarà gran de e raccoglierà molte quote di iscrizione, tanto più il fatto di gestire un rilevante fondo finanziario — magari reso più cospicuo dall ’ esercizio, come nel caso inglese, delle funzioni mutualistiche, a
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