Transizione 1985
Einaudi dalle posizioni dei Webb (d ’ altronde riconducibile alle dif ferenze tra un liberale e dei socialisti alla svolta del secolo). Proba bilmente, la divaricazione è accentuata dall ’ estraneità di Einaudi rispetto a ogni forma di evoluzionismo storicistico e dal suo attac camento a un razionalismo che fa perno sull ’ astorica natura acquisi tiva àelVhomo oeconomicus . Eppure, proprio quest ’ intento di far risaltare il pericolo insito nelle commistioni e nelle sovrapposizioni tra i moventi dell ’ azione collettiva volontaria e l ’ intervento attivo dello stato getta luce sulle debolezze — e anche le ambiguità — della costruzione dei Webb. Il loro è sicuramente un corporativismo pluralistico, non solo perché riconosce la molteplicità delle funzioni occorrenti al governo della società, ma in primo luogo perché concepisce le trasformazio ni istituzionali come il risultato di un ’ azione esterna alla sfera dello stato. Le organizzazioni di massa sono precedenti alla disciplina sta tale della legislazione sul lavoro e sull ’ assistenza sociale, anche se — in quello che per i Webb è lo stadio della maturità della democrazia — l ’ obbligo dell ’ appartenenza del lavoratore al sindaca to, del cittadino all ’ associazione dei consumatori e così via, finisce col sopprimere le distinzioni tra gli istituti sociali promossi dall ’ a zione volontaria e l ’ apparato istituzionale. A prescindere dalle sue intenzioni — che erano di tutt ’ altro tipo, volte com ’ erano a mette re in guardia sui pericoli della sindacalizzazione dello stato e della società — , il punto di vista di Einaudi può servire a comprendere come potesse essere rischiosa la strada di un accoglimento formale delle istanze della cittadinanza sociale attuato prevalentemente at traverso l ’ estensione del reticolo istituzionale, per di più in una situazione sulla quale il movimento operaio aveva un limitato con trollo politico. Nell ’ Europa del primo Novecento avranno fortuna molte delle idee avanzate da Industriai Democracy e, per esempio, il problema della costituzione di un organo istituzionalmente devo luto alla rappresentanza degli interessi economici e sociali troverà ospitalità nei programmi eterogenei di molte forze politiche. Ma che succederà là dove verranno assunti i contenuti soltanto dei diritti di cittadinanza sociale e industriale, senza riferimento alle garanzie di sopravvivenza per le organizzazioni volontarie che ne sono state le portatrici storiche? Già Karl Polanyi (1974), a partire dagli anni trenta, ha notato come il fascismo e i sistemi autoritari di governo abbiano sfruttato la corrente della reazione di massa agli esiti catastrofici del trionfo ottocentesco del laissez-faire e ab biano fatto leva anch ’ essi sulla questione dei diritti originari della
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