Transizione 1985
hanno indotto nei movimenti sociali e sulle formazioni sociali, sui cicli di sviluppo dell ’ azione volontaria. Ancora, la tendenza a giudi care l ’ efficacia di una mobilitazione collettiva dal grado di istitu zionalizzazione delle proprie issues che riesce a conseguire può in generare altri errori di prospettiva: può, per esempio, portare a scambiare ogni successivo intervento per riclassificare un istituto, una norma, una funzione della macchina amministrativa che gover na il sistema pubblico di un ’ area di tutela sociale come un attacco al movimento riformatore che per quel sistema si è battuto. Con l ’ effetto di paralizzare l ’ azione volontaria, irrigidendola nella de nuncia delle restrizioni che starebbero subendo i diritti democrati ci. Problemi come questi bastano a smentire che i temi della citta dinanza sociale contino soprattutto in una tradizione del movimen to operaio di tipo anglosassone, entro una cornice laburista. Se la letteratura sociologica ci fornisce esemplificazioni tratte dal mate riale empirico che le è più prossimo, non è che il caso italiano non ci offra numerosi spunti nella medesima direzione. Pensiamo alla campagna lanciata già da Di Vittorio negli anni cinquanta per uno « statuto dei diritti del cittadino lavoratore », per condurre la Co stituzione oltre i cancelli delle fabbriche. Che altro era se non uno sforzo per uscire, mediante la fissazione di alcune garanzie giuridi che, dalla crisi della rappresentanza sindacale, acuita prima dalle smobilitazioni industriali e poi dalla repressione dei militanti nei luoghi di lavoro? Se mai, il valore assegnato allo strumento legale risultava ancor più accresciuto, dal momento che alla tutela istitu zionale si affidava il compito di ridare rappresentatività all ’ azione sindacale, indebolita in quel periodo, oltre che dalla pesante situa zione del mercato del lavoro e dall ’ offensiva imprenditoriale, anche dalle carenze di strategia dell ’ organizzazione. E, d ’ altronde, proprio la vicenda più tarda dello Statuto dei lavoratori si rivela come un test probante dell ’ impossibilità di giungere a un assetto delle ga ranzie istituzionali dei lavoratori sancito una volta per tutte. Nella storia del movimento operaio, del lavoro organizzato, la frontiera della cittadinanza sociale è intrecciata alla frontiera del controllo, cioè a una fra le rivendicazioni sempre emergenti: la richiesta del lavoratore esecutivo di esercitare una forma di control lo sulle condizioni del proprio lavoro. Industriai Democracy è, tra le altre cose, un libro sul controllo. E il controllo è una materia che è sempre problematico adattare al « metodo della sanzione legisla tiva », come lo chiamavano i Webb. Nell ’ Italia di una decina di 84
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