Transizione 1985

SCUOLA STATALE E SCUOLA PRIVATA: PER NON RIAL ZARE STORICI STECCATI

Giuseppe Ferrara

In una visione d ’ insieme del problema della scuola in Italia, la scuola statale si colloca in primissimo piano, la non statale — come alcuni preferiscono chiamare la scuola privata — molto sullo sfon do. Quantitativamente, infatti, la scuola statale è di gran lunga preponderante (più o meno il novanta per cento del totale); inol tre, essa ha un primato istituzionale, essendo il suo ordinamento, nel senso dell ’ educazione e istruzione, normativo anche per la scuo la privata, se questa voglia rilasciare titoli di studio legalmente validi. Sì che, in fin dei conti, la differenza tra le due scuole — se si escludono, ovviamente, gli istituti meramente privati, cioè non parificati agli statali — finisce per riguardare il valore, la qualità dell ’ insegnamento offerto, cioè un dato empirico, mutevole e spes so puramente soggettivo. L ’ una e l ’ altra scuola offrono alla collet tività il medesimo tipo di servizio, con varianti sostanzialmente secondarie, se non per quel che concerne le scuole « cattoliche », nelle quali l ’ impronta confessionale s ’ avverte, come è naturale, di retta e qualificante. Tanto che, secondo alcuni, la scuola statale e la scuola privata s ’ unificano nella generale ed unica categoria della « scuola pubblica »: donde il senso dell ’ affermazione del Ministro della P.I.: « io sono il ministro non della sola scuola statale bensì di tutta la scuola italiana » — ; e da qui il fondamento del vecchio, ma ora rinnovato, discorso dei cattolici sull ’ attenzione che lo Stato dovrebbe alla scuola privata come ad una funzione pubblica che direttamente lo riguarda, a pari titolo della scuola statale in senso stretto. E da qui, anche, la richiesta, affatto in buona fede e ispira ta a un semplice e diretto interesse reale, di molti cittadini per nulla antistatalisti, che lo Stato aiuti e curi la scuola privata per 87

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