Transizione 1985
quel che ad essi appare in quanto ad essa si rivolgono, vale a dire un servizio pubblico. Se le cose stessero semplicemente in questo modo, se, cioè, il ve ro e solo problema della scuola italiana fosse quello della validità e dell ’ efficacia del servizio pubblico offerto con essa dallo Stato, ne- la forma « statale » o nella « privata » indifferentemente, non a- vrebbe torto chi come i cattolici, sostiene che un conflitto tra stata listi e privatisti non ha senso alcuno: poiché la scuola in senso proprio è già tutta « pubblica », e perché comunque la scuola stata le è quantitativamente e giuridicamente preponderante. Dal che si ricaverebbe che i veri problemi sono altri: uno, di principio « co stituzionale », poiché è nell ’ eguagliamento della scuola statale e della privata che si realizza, dal punto di vista dello Stato e da quello dei cittadini, l ’ efficace riconoscimento di quella « libertà del la scuola » che non è meno fondamentale della « libertà nella scuo la »; essendo poi, nel complesso, la libertà democratica della scuola garantita nell ’ assegnare allo Stato il « dovere », e ai privati il « di ritto » di istituire scuole al servizio della comunità; un secondo, di valore pratico, perché in quell ’ eguagliamento si realizzerebbe quella condizione di concorrenza nell ’ offerta del servizio pubblico, dal quale la scuola statale stessa trarrebbe beneficio, e il cittadino, da parte sua, sarebbe posto in condizione di influire, con la manifesta zione della sua preferenza, al funzionamento complessivo della scuola « pubblica ». Le cose, tuttavia, non stanno propriamente così. Infatti, dal rico noscimento che la scuola statale non ha molto da temere dalla privata (giacché quella è grandissima, mentre questa è piccola), che la scuola statale e la privata costituiscono insieme la « scuola pub blica », che tra le due scuole è da auspicarsi una concorrenza, e che nel loro eguagliamento quanto alla validità della funzione si mani festa lo spirito della Costituzione sul punto della libertà dell ’ inse gnamento; dal riconoscimento di questo insieme di fatti, non si può, come i cattolici vorrebbero, per nulla ricavare semplicemente il dovere dello Stato di finanziare la scuola privata. E ciò per varie ragioni, di principio e di fatto, delle quali farò un breve e schematico cenno (la questione è in sé, e non solo in se de polemica, assai complessa). Diciamo anzitutto che, come è già stato giustamente osservato, rispetto all ’ iniziativa privata, anche se rivolta all ’ offerta di un servi zio « pubblico », lo Stato non ha altro dovere che di garantirne formalmente la manifestazione e l ’ esercizio. Se così non fosse, tanto 88
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