Transizione 1985
denti per confrontarli sommariamente con quelli della trasforma zione occupazionale del capoluogo e della cintura metropolitana. Negli anni 50 al fortissimo incremento degli addetti all ’ industria di Bologna, non corrisponde una crescita parallela della cintura: infat ti nel 1961 esistono 83.000 addetti all ’ industria nel capoluogo contro 16.000 addetti della periferia metropolitana e quest ’ ultima si presenta ancora come area prevalentemente agricola, non riu scendo a fondersi con Bologna sul terreno produttivo e sociale. Specialmente se si confrontano anche i 63.000 addetti al terziario della città contro i 6.000 scarsi presenti nella cintura: il rapporto fra lavoratori extra-agricoli e popolazione è, in conclusione, in città ancora quasi doppio di quello della sua periferia metropolitana. È questo il dato di partenza che bisogna tener presente se si vuole giudicare spassionatamente la validità o meno del forte de centramento industriale da Bologna verso la cintura nel decennio successivo: infatti al 1971 gli addetti all ’ industria del capoluogo scendono a meno di 66.000, mentre quelli della periferia metropo litana balzano ad oltre 49.000. Certamente una delle cause che hanno permesso questa trasformazione, è rappresentata dal fatto che il nuovo piano regolatore bolognese del 1970 — che pure costituisce la sintesi della positiva svolta urbanistica degli anni 60 — assume ancora un atteggiamento permissivo nei confronti delle industrie esistenti, di cui consente assai spesso la sostituzione con più vantaggiose costruzioni residenziali. È però altrettanto vero che impedire con assoluta rigidità il trasferimento di alcune industrie da Bologna nella cintura, avrebbe negli anni 60 rallentato forse in misura eccessiva il riequilibrio produttivo dell ’ area vasta, che pro prio in quegli anni cominciava a sostituire un organico sistema metropolitano al precedente centro industriale circondato dalla tra dizionale periferia agricola. Non bisogna dimenticare che il decentramento produttivo bo lognese era stato immaginato in termini assai più drastici nel 1961, con la proposta di un Consorzio industriale sostanzialmente privato che doveva investire quasi 900 ettari, concentrati per due terzi nel settore nord-est della periferia metropolitana e per un terzo nel comune di Bologna nel settore occidentale, ma sempre in aree completamente separate dai tessuti urbani esistenti. L ’ iniziativa fu respinta decisamente dalle Amministrazioni locali, sia perché giudi cata — e oggi possiamo convenire a buona ragione — troppo traumatica, sia perché sottraeva il potere espropriativo e quindi le
98
Made with FlippingBook flipbook maker