Transizione 1987
l ’ intangibilità dei processi riproduttivi, allora l ’ intervento scelto responsabilmente (dagli interessati) è perfettamente conforme alla « dignità umana ». Il caso della sterilizzazione volontaria illustra bene la divergenza: per i primi essa costituisce il massimo dell ’ au- todegradazione, per i secondi è una scelta del tutto lecita e digni tosa. Ancora una volta, quindi, a meno di presupporre il diritto naturale, l ’ appello alla « dignità umana » di per sé non è sufficien te a sostenere il principio d ’ inscindibilità. Poiché la nostra indagine è (primariamente) di tipo logico-anali tico, non esamineremo la questione se il diritto naturale riesca davvero a giustificare il principio d ’ inscindibilità. Dal nostro punto di vista è sufficiente osservare che coloro che negano il diritto naturale (o ne danno una interpretazione diversa), come coloro che in ogni caso ritengono lecita la contraccezione, vedranno nella in giunzione di non accordare garanzie giuridiche alle pratiche di procreazione artificiale omologa un nuovo e ingiustificato tentativo di imporre giuridicamente una specifica morale familiare, a dispetto della mutua tolleranza e del pluralismo democratico 36 . Circa l ’ AID, distruzione afferma che essa non può esser legaliz zata perché lede la fedeltà degli sposi e i diritti del figlio 37 . Le due ragioni sembrano essere distinte e indipendenti, e possono essere esaminate separatamente. Riguardo alla seconda distruzione precisa che l ’ AID lede i diritti del figlio perché (a) « lo priva della relazione filiale con le sue origini parentali » e (b) « può ostacola re la maturazione della sua identità personale» [576]. Per esaminare l ’ obiezione (a) preliminarmente si deve chiarire il senso in cui intendere « origini parentali » e « relazione filiale », e quindi individuare ciò da cui dipende il rapporto di parentalità e l ’ origine dei doveri parentali. In proposito due sono le principali prospettive: l ’ una fa dipendere il rapporto di parentalità dai « rapporti biologico-genetici » in quanto tali; l ’ altra lo fa dipende re dai « rapporti sociali ». La prima prospettiva sembra esser dife sa da Aristotele quando afferma che « i genitori amano i figli come essenti qualcosa di loro »; e più di recente da C. Fried, per il quale « il figlio va considerato come un ’ estensione del sé », co sicché l ’ ampia potestà parentale sui figli si giustifica per lo « spe ciale vincolo tra genitori e figli basato sui fatti della riproduzione umana » 38 . La seconda prospettiva presenta invece (almeno) due diverse posizioni: una fa dipendere il rapporto di parentalità da « un comportamento umano socialmente qualificato ... [che] pre 58
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