Transizione 1987

suppone, anzi postula, la normale naturalità dei comportamenti umani » 39 . In questo senso, il rapporto di parentalità (e il relativo dovere parentale) dipende dall ’ istituto matrimoniale, al quale, a sua volta, come si è visto, sono attribuite proprietà e norme spe ciali. L ’ altra posizione, sostenuta anche da H. Sidgwick, afferma invece che i doveri parentali hanno « origine dal dovere univer salmente riconosciuto di non causare dolore o danno agli altri esseri umani, direttamente o indirettamente, eccezion fatta nel ca so di meritata punizione. Infatti, essendo la causa dell ’ esistenza del figlio, il quale si trova in una condizione di bisogno, il genitore sarebbe indirettamente la causa della sofferenza e della morte che capiterebbero al figlio, se questi fosse trascurato » 40 . L'Istruzione , purtroppo, non precisa a quale prospettiva accordi il favore, anche se il rilievo attribuito al matrimonio fa supporre che essa sostenga la prospettiva « sociale ». Ma se si accetta questa prospettiva, allora non è affatto certo che l ’ AID privi il figlio della « relazione filiale » e delle « origini parentali ». Si può forse dir questo se si presuppone che l ’ AID è immorale perché viola il principio d ’ inscindibilità. Ma così facendo diventa chiaro che — diversamente da quanto appariva all ’ inizio — l ’ obiezione non è indipendente dal principio d ’ inscindibilità; e che il problema, a ben vedere, riguarda i genitori (e il loro comportamento) e non tanto il figlio (e i suoi « diritti ») 41 . D ’ altro canto, se si accoglie la prospettiva « sociale », si può dire anche che i doveri e i rapporti parentali derivano dalla scelta (responsabile) di far nascere un fi glio, indipendentemente dal fatto che si fornisca o meno anche il seme 42 , e quindi non è affatto certo che l ’ AID privi il figlio della « relazione filiale » e delle « origini parentali ». Riguardo invece al fatto che l ’ AID « può ostacolare la matura zione della sua [del figlio] identità personale » va riconosciuto che la cosa concerne il figlio e che in proposito ci sono seri pro blemi. Tuttavia, non si deve dimenticare che, se ci mettiamo dal punto di vista del figlio, per lui la scelta è tra V esistere grazie all ’ AID e il nonesistere affatto. Se consideriamo attentamente questo punto, sembra difficile credere che — se il bambino nasce sano ed amato — l ’ AID sia un inconveniente tanto grande da costituire un « danno (assolutamente) irreparabile » al figlio stes so 43 . Con questo non vogliamo affatto negare che oggi vi siano problemi (talvolta gravi) in proposito, ma solamente sottolineare che la questione è di tipo empirico e va risolta con i metodi 59

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