Transizione 1987

condensa in una sola domanda complessa, cosicché la risposta a [2] sembra dipendere da (e presupporre) la risposta (positiva) a [1] 55 . Ma affermando che il Magistero non si impegna in un ’ affermazio ne filosofica circa lo statuto dell ’ embrione, lTrtr«z/o«e ammette che la risposta a [ 1 ] non è affatto quella (positiva) che si cerca di presupporre. Così emerge con chiarezza che [ 1 ] non ha alcuna ri sposta (precisa), e che la risposta a [2] non suppone (né dipende da) una precisa (e positiva) risposta a [1], come invece si vuole lasciar intendere. Pertanto, l ’ intera questione cambia aspetto e va impostata diversamente. Ci si accorge della nuova impostazione del problema quando si considera la conclusione (finale) dell ’ intera argomentazione. Infat ti, nonostante la domanda complessa, tale conclusione è logicamen te ineccepibile e non deriva affatto dai tre argomenti (invalidi) sopra esaminati, ma tien conto proprio del fatto che il Magistero non dà alcuna risposta circa lo statuto dell ’ embrione. Questo a- spetto diventa chiaro quando si osserva che la conclusione non afferma affatto che sin dal primo momento l ’ embrione esige rispet to incondizionato perché è una persona, ma dice solamente che « l ’ essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento ». La differenza di formulazione è sottile, ma sufficiente a rivelare la nuova impostazione del problema. Affer mando che (indipendentemente dal fatto che lo sia o no) l ’ embrio ne deve essere trattato come se fosse una persona umana, V Istru zione riconosce che il nostro dovere nei confronti dell ’ embrione non dipende affatto (né è esigito) dalla natura o dallo statuto dell ’ embrione (il quale, in forza del suo statuto, ha un « diritto » precedente al nostro « dovere »); ma dipende da un atteggiamento che in ogni caso dobbiamo tenere nei confronti di tale organismo. Diventa così chiaro non solo che le due domande sono distinte, e che la risposta alla seconda non dipende necessariamente dalla prima; ma anche che il discorso circa il rispetto dovuto all ’ em brione non riguarda (né dipende da) il piano (strettamente) onto logico concernente lo statuto dell ’ embrione, ma riguarda il piano psicologico concernente il nostro atteggiamento da tenere nei con fronti dell ’ embrione, indipendentemente dal suo reale statuto 56 . Questo spostamento di piani (presente nella conclusione) costitui sce un passo di importanza decisiva nell ’ intera questione: a ben vedere, secondo non è perché l ’ embrione è una persona che noi abbiamo il dovere di rispettarlo incondizionatamente, ma

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