Transizione 1987
state così come altrove è stata conosciuta. Questi spunti ci aiutano a definire il contesto europeo come specificamente caratterizzato rispetto alle condizioni economiche, ai sistemi giuridici e amministrativi, ai processi sociali; ma anche ai tessuti di interazione, alle pratiche quotidiane, ai sistemi simbo lici, nei termini dei dati di cultura che qui sono stati messi in luce. Percorsi diversi sono stati senza dubbio seguiti, differenti sono stati gli esiti e oggi, in particolare, posizioni e scelte non sono certo riconducibili ad omogeneità. In tutti i paesi europei, tuttavia, esistono condizioni strutturali (la spesa sociale, il personale e le strutture dei servizi del welfare state, un sistema di leggi e di altre norme) e culturali (prassi professionali e scientifiche, momenti di mobilitazione collettiva, comportamenti ed aspettative anche individuali, elaborazioni poli tiche ed ideologiche) che si collocano entro un alveo comune, qua le altrove non è dato. Di più: nella fase attuale esistono condizioni che consentono, anzi facilitano e promuovono, confronti, scambi, sperimentazioni comuni, verifiche. Meglio che nel passato è dun que possibile interrogarsi sulla plausibilità del riferimento all ’ Eu ropa come ad un contesto comune. Altri itinerari, nella direzione appunto di una comune dimensione “ europea ” , sono diventati progressivamente visibili negli ultimi anni. Oggi per esempio ci si interroga sulle vicende di partiti, sindacati, movimenti collettivi intorno ad alcuni assi comuni; si confrontano esperienze a livello di governi locali e di amministrazione delle aree urbane; nella sperimentazione di politiche del lavoro di diverso tipo ci si muove con esplicita attenzione alla scena europea, e si auspicano forme di coordinamento a livello sia di ricerca che di intervento; rispetto alle questioni della crisi, della governabilità, dei modelli di moder nizzazione, si studiano le caratteristiche e le risorse specifiche del “ caso Europa ” . In una parola, il riferimento europeo è centrale alle proposte che oggi si orientano a ridefinire “ riformismo ” e “ socialdemocrazia ” .
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