Transizione 1987

LE ASPETTATIVE DEI CITTADINI

Ugo Re s cigno

Oggi, la Carta dei diritti può diventare con grande facilità il luogo di ridefinizione di tutti i problemi della nostra società, dal momento che la parola “ diritto ” viene intesa in senso del tutto atecnico, come qualsiasi aspettativa che si ritiene debba essere comunque tutelata, sia in modo preventivo che in modo successi vo, quale che sia lo strumento. Conviene però operare innanzitutto una distinzione tra ipotesi di veri e propri diritti (situazioni giuridiche azionabili davanti al giudice) e ipotesi di situazioni che vengono sì prese in considera zione e a cui viene offerta una certa forma di tutela ma che non si configurano come diritti soggettivi nel senso tecnico del termine, e spesso neanche come interessi legittimi (sulla base della distinzione tipica del nostro ordinamento). La parte più interessante della Carta dei diritti, quella che forse aspetta di più l ’ iniziativa degli enti locali, riguarda proprio quella ormai nutrita serie di aspettati ve che non possono in alcun modo configurarsi come diritti, o che comunque non ha senso configurare come diritti in senso tecnico, situazioni che potremmo chiamare “ microdiritti ” o “ diritti della vita quotidiana ” , rispetto a cui lo strumento giurisdizionale è trop po costoso, troppo lungo e sostanzialmente inefficiente. D ’ altra parte, molte volte l ’ obbiettivo non sarà tanto quello di reprimere un comportamento scorretto quanto quello di prevenire, e cioè creare una situazione o un costume che spontaneamente e in via preventiva si adegui al bisogno che intendiamo soddisfare. Da qui la necessità di immaginare forme di organizzazione e di inter vento che non siano giurisdizionali. Per questa ragione non verrà qui affrontato il tema della creazione di nuovi diritti o del miglio ramento di quelli vecchi come ad esempio il problema dell ’ accesso 23

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