Transizione 1987

verso cui rilanciare la mercificazione dei bisogni, e purché, inoltre, il pubblico non sia ridotto a una funzione di mera supplenza. Il vo lontariato, ad esempio, ha bisogno di poteri pubblici che siano in grado di programmare e orientare e non può limitarsi ad occupare gli interstizi lasciati liberi dal “ pubblico ” . Di qui l ’ esigenza di uno Stato non invadente e iperburocratico ma di uno Stato che sia in gra do di “ orientare ” e di “ aiutare a fare ” , di uno Stato né “ impoten te ” né “ onnipotente ” . Di qui gli spazi, tutti ancora da coprire, per l ’ aggregazione di domande fuori mercato in grado di occupare ma nodopera giovanile. Ma tutto ciò comporta anche un diverso atteggiarsi delle istitu zioni rispetto alla società. Aprire nuovi canali di comunicazio ne fra società e Stato, raccogliere la “ politicità diffusa ” di cui sono portatori gruppi e movimenti che si muovono per issues (pa ce, ambiente, lotta all ’ emarginazione, tutela in genere di interessi collettivi, ecc.), significa rinnovare il sistema politico, rilanciare su basi del tutto nuove la partecipazione, rafforzare le istituzioni in crisi, riformare la “ politica ” . Sono obiettivi ardui e complessi, e la coscienza di tali difficoltà può aver agito da freno; ma è solo questa la ragione che ha porta to ad oscurare progressivamente tale obiettivo di allargamento dei protagonisti della politica e a dare risalto soprattutto alla terza direttrice? È fondato il sospetto che sia più facile stilare nuo vi elenchi di diritti che rinunziare alla occupazione di spazi pro gressivamente dilatatisi per partiti od istituzioni? Non si corre il rischio così di ridurre i cittadini a “ destinatari ” di diritti più che a protagonisti o interlocutori nei processi decisionali? L ’ obiettivo è ambizioso ma merita di essere perseguito da una sinistra moderna: non si tratta di contrapporre ai partiti sterili contropoteri, ma di operare un tentativo per attivare ulteriori ca nali di comunicazione politica fra società e istituzioni, dando spa zio a gruppi che si costituiscono per obiettivi parziali o per issues, senza tuttavia riconoscersi nei progetti complessivi di cui sono portatori i partiti. Tali gruppi non sempre rifiutano la “ politica ” , ma spesso rappresentano un modo originale di interpretare l ’ im pegno politico, un impegno in cui più coinvolta è la “ soggettivi tà ” . Gruppi “ emarginati ” (non sempre però “ di emarginati ” ) che spesso non riescono ad avere la stessa incidenza che hanno altri gruppi, da quelli sindacali a quelli di pressione, dalle associazioni tradizionali ai partiti politici. Si pone, in breve, un problema nuovo 32

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