Transizione 1987
se necessario, in grado di incidere sulle scelte delle istituzioni. Emblematica sotto questo profilo la vicenda dei movimenti ecolo gisti le cui scelte, giudicate all ’ inizio troppo “ istituzionaliste ” , avrebbero consentito agli stessi, negli anni successivi, di porsi quali protagonisti di importanti battaglie politiche o referendarie; b) la richiesta di un più equilibrato rapporto partiti/movi- menti, partiti/istituzioni, istituzioni/società. L ’ aspirazione quin di a un “ sistema politico ” che non si esaurisce nel “ sistema dei partiti ” , l ’ aspirazione cioè a partiti che non pretendono di avere né una visione totalizzante della realtà, né di essere l ’ unico tramite fra istituzioni e società; l ’ aspirazione comunque a partiti che, cadute ormai le utopie organicistiche, “ depongono la pretesa di tutto inglobare e rappresentare ” . Non è solo la presa d ’ atto della crisi del partito ideologico, del partito che parte più dalle “ idee ” che dai “ bisogni ” , ma uno spazio più ampio che veniva ad aprirsi per la “ riforma della politica ” — la politica intesa non solo come delega né come mera attesa di cieli nuovi, non solo come “ dire ” ma anche come “ fare ” ; c) la costruzione di apparati pubblici che non possono preten dere di esaurire la cura degli interessi pubblici. “ Non si possono assorbire nella rappresentanza tutti gli interessi ” , “ non tutto ciò che è pubblico deve essere sotto il controllo diretto delle assem blee elettive ” fu detto nel citato programma del 1980 e più am piamente nel Convegno del 1981. Sono evidenti gli spazi che si aprivano per l ’ autogestione e il volontariato ma è anche evidente la forte novità politica, l ’ inversione di rotta rispetto a teorie e prassi degli anni precedenti (basti pensare alle vicende, alla fine degli anni ’ 70, delle Ipab e delle “ Misericordie ” ); d) la richiesta di una forte “ implementazione ” dei diritti e quindi un conseguente riconoscimento delle esigenze di efficienza della Pubblica Amministrazione (termine bandito negli anni ’ 70 dallo stesso linguaggio della sinistra); efficienza vista anche come strumento essenziale per il riconoscimento e la realizzazione dei diritti dei cittadini. E ciò non necessariamente attraverso l ’ apertu ra di spazi nuovi per la Pubblica Amministrazione (ad es., la tutela dei diritti dei consumatori sta non tanto nell ’ ottica di nuovi con trolli pubblici quanto piuttosto nell ’ ottica di controlli diffusi sul l ’ impresa). Non una deregulation ma la ricerca di nuove regole in grado di porre su un piano diverso i confini fra “ pubblico ” (sempre più privatizzato) e “ privato ” (spesso sempre più “ pubbli ’ cizzato ” ) che la crisi del welfare confondeva e annebbiava; 34
Made with FlippingBook - Online catalogs